Isolamento termico

In Casa
10 October, 2014

Se si ha caldo oppure freddo in casa, non sempre è sufficiente provvedere ad un settaggio diverso nelle impostazioni degli impianti di riscaldamento e raffreddamento. Molto più spesso la causa va ricercata nell’isolamento termico dell’immobile che, qualora non sia stato eseguito a regola d’arte, implica anche un maggiore esborso per la bolletta.

Isolamento termico

A cosa serve

Il grado di riscaldamento di una casa non è dato soltanto dalla temperatura impostata attraverso i radiatori o i condizionatori: molto dipende, in realtà, dall’isolamento dell’immobile. Migliore è questo parametro, migliore saranno raffrescamento e riscaldamento e, soprattutto, minore sarà la spesa a cui si va incontro per la gestione degli impianti.

Molto spesso, tuttavia, soprattutto per ciò che riguarda le abitazioni costruite a ridosso degli anni Sessanta e Settanta, si deve fare i conti con una scarsa sensibilità al problema e con pareti e coperture mal isolate e mal progettate dal punto di vista termico. In tal caso, si deve ricorrere a delle soluzioni alternative per risolvere il problema, diverse dalle strategie che si sarebbero potute adottare in fase di costruzione.

Isolare correttamente pareti e coperture è particolarmente rilevante nelle mansarde, negli appartamenti siti all’ultimo piano di un palazzo, nelle villette a solo e in tutte le case dotate di stanze dai soffitti molto alti, poiché in tutte queste circostanze lo squilibrio termico aumenta considerevolmente. Su quale tipo d’intervento orientarsi sarà la tipologia costruttiva dell’immobile a suggerirlo, ma anche l’esposizione o il clima del luogo in cui è stata edificata la casa.

Maggiore è poi la metratura interna, maggiore sarà la dispersione del calore. Stesso discorso per le villette a schiera che non si trovano in posizione centrale, ma terminale: essere esposte su tre lati peggiora le condizioni di isolamento termico.

Coibentare correttamente un edificio significa, comunque, un risparmio notevole in termini di spesa energetica, che può essere valutato correttamente intorno al 20%, soprattutto per il peso che avrebbero in bolletta i mesi invernali, nei quali un impianto di riscaldamento ben funzionante e un isolamento adeguato può raggiungere punte di efficienza superiori all’80%.

Tuttavia, per evitare di sobbarcarsi costi inutili, sarà bene individuare con attenzione, magari grazie all’aiuto di un esperto, quali sono i punti di maggiore dispersione e agire in modo mirato su di essi.

Isolamento a parete

Gli interventi di isolamento a parete sono differenti a seconda della natura dei muri interni e perimetrali. Se le pareti sono state realizzate in mattoni a doppia fila o in calcestruzzo, si consiglia di riempirne l’intercapedine centrale con del materiale isolante; i muri esterni, invece, possono anche subire il trattamento cosiddetto “a cappotto”, mentre solai, pavimenti e tetti possono essere isolati attraverso l’insufflaggio con fibra di cellulosa, molto resistente alla formazione di muffa e agli insetti.

L’isolamento termico che sfrutta la tecnica del cappotto, sia interno che esterno, è da preferire nel caso in cui si abbia una decisa escursione termica tra la notte (dalle temperature molto rigide) e il giorno (durante il quale si deve accumulare tutto il calore possibile).

Se intervenire all’esterno o all’interno, saranno le nostre necessità a dirlo: isolare i muri perimetrali è più efficace ma occorre molto più tempo per eseguire i lavori; inoltre tanto dipende anche dal tipo di edificio, dai materiali usati e dalla tipologia di riscaldamento usato.

L’idea che sottende a questa pratica è relativa al concetto di protezione dell’involucro dell’edificio, intervenendo con il fissaggio, grazie ad opportune malte, di pannelli in fibra minerale o in espanso, dallo spessore minimo di sei centimetri. Attenzione però: se si dovessero eseguire dei lavori che vanno a modificare sostanzialmente l’aspetto esterno dell’immobile, sarà necessario chiedere tutte le dovute autorizzazioni ed assicurarsi che non vi siano vincoli di carattere storico e artistico.

Se è possibile operare su un edificio in costruzione, un’altra valida tecnica da considerare è quella delle pareti ventilate. Formate da due pannelli, di cui quello esterno più spesso di quello interno, le pareti ventilate presentano all’interno una camera d’aria, riempita solitamente da lana di roccia.

L’isolamento è eccellente e così anche il comfort di chi abita tale casa. Se pure non si vuole effettuare alcun riempimento dell’intercapedine, la sola presenza dell’aria garantisce una corretta traspirazione del vapore. Se poi si ha la fortuna di possedere già pareti ventilate, e si vuole inserire a posteriori del materiale isolante, la tecnica dell’insufflaggio sarà di grande aiuto, grazie alla sua minima invasività.

Nel caso in cui non sia possibile intervenire sugli esterni, i lavori possono essere comunque compiuti con successo anche solo internamente, senza ricorrere a grossi impegni dal punto di vista della muratura. Già solo applicare su tutte le pareti e sul soffitto dei pannelli in sughero dà degli ottimi risultati, essendo quest’ultimo un materiale coibentante naturale.

Inserire delle contropareti all’interno dell’abitazione ha l’innegabile vantaggio di essere un’attività molto semplice da eseguire, anche autonomamente. Infatti, questi pannelli si acquistano già pronti e possono essere montati anche da chi non ha alcuna esperienza con le opere murarie.

Isolamento termico per il tetto

Fin qui abbiamo visto quali sono le possibilità per l’isolamento termico delle pareti interne o esterne di un edificio. Ma non si può trascurare di intervenire anche sul tetto, o sulle coperture in genere, perché il calore che viene prodotto in una casa tende, per leggi fisiche, a disperdersi verso l’alto. Se non si procede con l’isolamento anche del tetto è come se si lasciasse il lavoro svolto solo a metà.

Non isolare il tetto, infatti, potrebbe significare aggiungere una percentuale notevole alla dispersione termica, che può arrivare perfino al 45%. Ma come accorgersi se pavimento e tetto sono poco o per nulla isolati? Una prova empirica può esserci d’aiuto. Basta toccare e verificare se i rivestimenti murali sono freddi o meno anche con i riscaldamenti accesi e lasciarsi indirizzare dalla sensazione di “casa che non si riscalda mai”, nonostante l’impianto sia in funzione.

Una delle migliori tecniche per isolare le coperture è ricorrere al “tetto ventilato”. In questo modo l’isolante si pone proprio al di sotto delle tegole, lasciando però tra le due parti una camera d’aria tra i sei e gli otto centimetri. Come sempre, nel caso in cui si opti per pannelli applicati direttamente, si preferisce utilizzare materiali naturali o minerali, come il feltro in lana di vetro o di roccia.

Nella scelta del materiale isolante per il tetto si deve tenere conto anche della normativa UNI 10351, la quale prevede che i valori d’isolamento siano misurati alla temperatura di 20° gradi centigradi e che si indichino con chiarezza le differenze che possono esistere in contesti climatici e atmosferici vari.

Non si può eludere, nella scelta del materiale isolante per le coperture, quella che è la caratteristica climatica principale del luogo di costruzione. Per fare un esempio, nel Sud Italia è sufficiente uno spessore di tre centimetri, mentre al Nord si può arrivare perfino a dodici centimetri.

Nel caso in cui il tetto non sia stato realizzato in tegole ma dispone di una copertura piana, si deve essere consapevoli che le escursioni e le dispersioni termiche saranno maggiori. Potrebbe essere una buona idea, quindi, unire alla coibentazione esterna anche la controsoffittatura interna, per quello che riguarda il comfort dell’appartamento posto all’ultimo piano.

Tipologie di materiali isolanti

Nell’illustrare le possibilità legate all’isolamento del tetto abbiamo introdotto il concetto di scelta del materiale isolante, a seconda degli scopi e dei luoghi per i quali dovrà essere impiegato. Quando si parla di materiale isolante si deve prendere in considerazione qual è il coefficiente di conducibilità termica assegnatogli.

Questo dato serve ad indicare che capacità possiede il materiale in esame di trasmettere il calore. Per essere dei buoni isolanti occorre che la conducibilità sia bassa: il calore si deve accumulare facilmente, rilasciandolo il meno possibile. Di solito, si ritengono degli isolanti adeguati quelli che hanno come valore di conducibilità termica meno dello 0,10.

Può sembrare strano, ma i migliori materiali isolanti sono quelli sia dal basso peso specifico sia dal ridotto contenuto di umidità, sebbene non siano solo queste le caratteristiche a cui guardare in fase di acquisto. Le famiglie di isolanti si dividono in quattro gruppi principali: quelli sintetici, quelli minerali, quelli vegetali e quelli di origine animale.

Gli isolanti sintetici sono dei composti chimici dal costo molto contenuto e molto diffusi. Tuttavia, si tende a limitarne sempre più l’uso, data la difficoltà di riciclo e la scarsa salubrità, legata ad una bassa traspirazione. Fanno parte degli isolanti sintetici le schiume, il poliuretano espanso, il polietilene e il polistirene estruso.

Tra gli isolanti di origine minerale ci sono quelli più usati nell’edilizia. Questa categoria è ricavata dalle rocce, offre dei risultati eccellenti qualora l’abitazione presenti delle infiltrazioni o troppa umidità, non è combustibili ed è molto resistenti alle muffe. Ne fanno parte tutti i feltri, l’argilla espansa, la vermiculite e la perlite.

Gli isolanti di origine vegetale sono ricavati dal legno o dalla cellulosa. Il più famoso esempio di questa categoria è senza dubbio il sughero, molto usato poiché è igienico, incombustibile, riciclabile e durevole. Infine, abbiamo gli isolanti di origine animale, come la lana. Scarsamente impiegata, questa categoria di isolanti è inserita talvolta nelle intercapedini o è messa come supporto.

Caratteristiche dei materiali isolanti

A prescindere dalla tipologia di materiale isolante che intendiamo utilizzare, è bene conoscere quali devono essere le caratteristiche generali alle quali non si dovrebbe mai rinunciare. Prima di tutto si deve prendere in considerazione quale è l’efficacia isolante: essa è migliore se la materia prescelta è inerte dal punto di vista termico. Inoltre, è importantissimo che gli isolanti siano atossici, anche sul lungo periodo.

Devono essere stabili, ovvero risultare inattaccabili da parte di microrganismi quali muffe o parassiti. Devono resistere al fuoco e, dunque, se non si compongono di materie prime ignifughe per natura, devono avere subito gli idonei trattamenti affinché rientrino nella classe numero 1 tra quelle stilate dal Ministero dell’Interno.

Ancora, è bene che non alterino le strutture con le quali entrano in contatto, favorendone ad esempio la corrosione o la formazione di efflorescenze. Precedentemente abbiamo visto le tipologie di materiali isolanti, adesso possiamo valutarne le caratteristiche, iniziando da quelli sintetici.

Schiumati e poliuretano espanso, ad esempio, sono ideali per le intercapedini, mentre per le pareti e per i solai e i pavimenti si preferiscono i pannelli negli stessi materiali, solitamente venduti in rotoli.

Tra i materiali isolanti di origine minerale, i feltri sono quelli dalla posa meno agevole per chi non è del mestiere, poiché devono essere maneggiati con estrema cura, in quanto le fibre non devono essere assolutamente respirate. Vanno bene ovunque, tranne che per le intercapedini, nelle quali si preferiscono l’argilla espansa o vermiculite e perlite.

Il sughero, tra gli isolanti vegetali, è quello dal costo più alto ma può essere usato, in diverse forme, sia nelle intercapedini che nei pannelli a parete o nei ponti termici. Le fibre di cocco e iuta sono utili solo in combinazione con altri elementi, poiché da sole forniscono un isolamento termico parziale.

Per applicare correttamente i materiali isolanti bisogna avere un minimo di dimestichezza con i principi che regolano la dispersione del calore. Ciò che è fondamentale è tenere sempre bene a mente che l’aria calda tende a disperdersi nei punti più freddi della casa, come sono i vani delle scale, gli scantinati, le finestre, i solai.

La dispersione aumenta in corrispondenza di tutte le superfici vetrate e del tetto: eliminandole o riducendole, si aumenta automaticamente l’efficienza energetica della casa, tagliando subito il risparmio sul combustibile per i riscaldamenti.

Il quadro normativo di riferimento

In attuazione ad una direttiva europea (la 2002/91/Ce), dal 4 gennaio del 2006 in Italia è stata resa obbligatoria la certificazione energetica per tutti gli edifici, anche quelli di nuova costruzione (questa disposizione è attiva dal 2007). Il certificato energetico serve a documentare quelli che sono i consumi effettivi di un’abitazione e dovrebbe essere consegnato nel momento in cui si dia mandato per una compravendita, in quanto influenza il valore di un immobile.

Come diretta ed immediata conseguenza per un proprietario di casa, vi è la necessità, qualora si eseguano lavori di ristrutturazione o riqualificazione energetica, di effettuare il tutto all’interno del quadro normativo di riferimento, producendo le opportune certificazioni relative ai lavori svolti.

La certificazione energetica ripartisce gli immobili all’interno di classi, come se fossero degli elettrodomestici: si parte dalla classe A, la più efficiente energeticamente, quella che permette il maggior risparmio in termini di gestione, per cui può essere vantaggioso spendere di più per l’acquisto, dato che la cifra verrebbe ammortizzata in tempi brevi.

Una casa, per così dire, standard, si colloca in classe D oppure F: vediamo, dunque, quali sono i risparmi medi di energia per gli immobili che scalano a classi superiori. Un edificio in classe C fa segnare meno 30% di un’abitazione convenzionale; uno in classe B il 50% e uno in classe A addirittura il 70% in meno.

Una classe A+ arriva a meno l’85% di una casa tradizionale, con un’efficienza energetica praticamente ottimale. La certificazione energetica, che come abbiamo visto è ormai obbligatoria, è valida per dieci anni dal momento dell’emissione e, trascorso questo periodo, deve essere aggiornata.

Ne consegue che, se non si scelgono materiali di buona qualità, dopo un lasso di tempo così ampio si potrebbe anche ritrovare con un immobile collocato in una classe energetica inferiore a quella di dieci anni prima! Attenzione, infine, anche per i cinque anni successivi alla dichiarazione energetica post opere di riqualificazione, poiché è sempre possibile un controllo dei lavori eseguiti e, per chi non risultasse in regola, sanzioni perfino di natura penale.


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