Vini da collezione

Collezionare vini non è più una questione per soli ricchi, e può essere tanto uno stile di vita quanto un hobby da praticare per tutti. Contrariamente a quanto si possa pensare, non si ha bisogno di grandi cantine sotterranee o di un grande investimento da fare, ma semplicemente occorre avere la passione per il vino. Vediamo nel dettaglio i consigli, le tecniche, ed il percorso da intraprendere per iniziare a collezionare vini.

Collezionare vini

Negli anni ’70 era molto diffusa la pratica del collezionare vini; vi era una vera e propria corsa all’accaparramento di vini di ogni tipo, alla ricerca di quelli più strani, originali e lontani.
Chi li collezionava, ad esempio, si divideva fra sagre, contadini e vendemmie, scopriva cantine in antichi borghi.

La tendenza era quella di appropriarsi di tali bottiglie e di sistemarle come tesori nella propria cantina, per poterle poi mostrare, con orgoglio, ad amici e parenti. Non tutti i vini, però, sono adatti per essere collezionati. Molti, invecchiando, perdono alcune caratteristiche organolettiche, motivo per il quale il loro valore si riduce.

Una buona regola che un collezionista deve sapere è che un buon vino da collezione deve essere davvero conosciuto, e soprattutto deve acquisire valore con il passare del tempo. Deve essere di buona qualità, ancor meglio se noto; inoltre va tenuto ad una corretta temperatura, che solitamente si aggira intorno ai 14°C, al buio (va infatti ricordato che la luce è nemica del colore).

Nel luogo in cui il vino viene conservato, non ci deve essere né un clima secco (questo potrebbe avere un effetto negativo sul tappo in sughero che farebbe filtrare il vino), né eccessivamente umido, poiché la muffa potrebbe rendere illeggibile l’etichetta e la data. Quest’ultimo potrebbe sembrare, in effetti, un banale aspetto, ma non lo è, poiché una brutta etichetta, peggio se poco leggibile, fa calare di gran lunga la valutazione del vino, anche fino ad una perdita di valore pari al 30%.

Inoltre, un buon collezionista deve conoscere la posizione in cui si conservano le bottiglie di vino. La migliore è, senza dubbio, quella orizzontale; in questo modo il semplice contatto del vino con il tappo ne garantisce la corretta chiusura.

In base alla tipologia del vino, poi, va ricordato che quello rosso normalmente si tiene in alto, mentre i bianchi e lo spumante in basso (poiché lì la temperatura è inferiore). Dunque, se vi capita di entrare in una cantina, osservate fin da subito questi piccoli ma importantissimi particolari, che comunque incidono sulla qualità del vino.

Riconoscere un buon vino

Un bravo collezionista deve sapere riconoscere un buon vino di qualità. Esistono degli elementi per poter valutare se un vino è degno della sua conservazione, o se invece, nel tempo, ha perso alcune delle sue qualità? Sicuramente si. Il livello del vino è, ad esempio, uno dei primi fattori da considerare.

Se il livello è diminuito, significa che è avvenuta l’evaporazione, e dunque una parte di prodotto è andata irrimediabilmente persa. Ma non solo. Sono andate perdute, infatti, anche alcune delle sue caratteristiche salienti.

Altro fattore è il colore. Nel caso del vino rosso, se il colore è diventato molto più chiaro non è un buon segno, così come non è un buon segno se il bianco è divenuto dorato. Si arriva, poi, al cosiddetto momento critico, ovvero lo “stappo della bottiglia”, che, tuttavia, è di fondamentale importanza. Anche per chi non è esperto di vini, infatti, l’odore o il sapore di aceto, lascia intendere già la totale compromissione del prodotto originale. Se invece il sapore si avvicina al dolciastro, quasi marsalato, vuol dire che si sono verificati dei processi ossidativi dai quali non si può tornare indietro.

Al di là delle sensazioni olfattive, vi sono poi, dal punto di vista sensoriale, quelle gustative, secondo alcuni ancora più dirette. Se il vino non lascia sapore alcuno, quasi come se si bevesse acqua, significa che è un vino totalmente impoverito.

Probabilmente la domanda che ora qualcuno di voi si starà ponendo è: quanto tempo può invecchiare un vino? Fatta eccezione per casi davvero unici e rari, in cui l’invecchiamento arriva oltre i 50 anni (alcuni vini sono stati bevuti dopo quasi 100 anni!), in media un vino può invecchiare in base alle sue fisiologiche peculiarità e al suo personale ciclo, ma in linea generale si parla di 10-15 anni.

Esistono poi dei vini di ottima qualità, come ad esempio il vin santo, che possono invecchiare di 30 anni. Se si vogliono oltrepassare questi anni, si conservano in cantina dei vini un tempo buoni, ma poi solo belli da vedere, le cui peculiarità di anno in anno si perderanno inesorabilmente.

Vini quotati in borsa

Per muoversi correttamente e diventare un buon collezionista di vini è bene sapere alcune cose, oltre a ciò che già si è detto fino a questo momento. Per prima cosa, è consigliabile acquistare non solo una bottiglia ma almeno tre dello stesso vino; in questo modo non si corre il rischio di veder perso “l’unico tesoro”, ma si avrà la “riserva”!

Se poi si vuol essere ancora più precisi e meticolosi, sarebbe meglio acquistarne almeno sei di bottiglie, così che una la si terrà per se, e le altre, volendo, si potranno rivendere. Per ogni tipologia di vino è poi necessario conoscere l’annata, ovvero l’anno in cui quel particolare tipo di vino ha raggiunto il massimo della perfezione. Ad esempio, per uno dei vini più classici e conosciuti, il Chianti, le annate buone sono state quelle dal ’95 al ’99.

Ma i veri collezionisti queste cose le sanno, e sanno anche che il vino va bevuto senza remore, al momento giusto, e senza rimandare troppo; così come sanno di conservare sempre l’etichetta, ben custodita in un album, con accanto annotate tutte le personali sensazioni che si sono provate nel berlo.

Al momento dell’acquisto il collezionista di vino sa bene che è meglio affidarsi ad aziende storiche, conosciute, a marchi famosi, che seguono e rispettano da sempre la tradizione, e forse un po’ meno le “supertecnologie”.

Il vino, proprio per il suo alto valore, è entrato come altri prodotti alimentari nella finanza. Pensate che appartiene a Mediobanca un vero e proprio borsino dei vini, in cui si acquistano e si scelgono i “futures” vinicoli come diverse opzioni sulle quali è possibile investire.

Come funziona? Si acquista un prodotto che si potrà, solo alla scadenza, avere materialmente in proprio possesso. La Banfi di Montalcino è stata la prima azienda ad intraprendere questa strada innovativa e originale. Ad esempio, chi 5 anni fa ha acquistato un titolo ha visto più che raddoppiare il proprio valore. I titoli si trovano per poter essere poi acquistati in diverse enoteche italiane.

Vini italiani

In Italia i collezionisti di vino sono moltissimi, proprio in virtù del fatto che viviamo in un paese che per tradizione è già, di per se, famoso per i vini sin dall’antichità. Non tutti i vini, però, si possono considerare da collezione; vanno ad esempio esclusi quelli da pasto, o quelli sfusi. La cosa veramente importante è la conservazione e la cura.

Per poterne sapere di più, è possibile entrare a far parte di associazioni in cui ci si scambia informazioni, “dritte” e consigli, ma anche la semplice lettura di riviste del settore può rivelarsi utile, così come partecipare alle numerose aste, grazie alle quali è possibile imparare nuove cose.

Tra i vini più prestigiosi, ricordando che i migliori sono italiani (senza nulla togliere a quelli dei nostri cugini francesi), emergono in particolare i toscani e i piemontesi. I luoghi di produzione dei vini pregiati sono, in un certo qual modo, tenuti “sotto controllo”; ciò permette di dare vita ai migliori prodotti del mercato. Tra i controlli più serrati vi è, ad esempio, la certificazione DOC e DOCG.

Tra i vini provenienti dalla Toscana, come non ricordare il famoso Brunello, il Nobile di Montepulciano, e dal Piemonte il Chianti Classico. Quelli toscani sono anche conosciuti come Supertuscan.

Prendiamo, come esempio, uno dei vini sopra citati: il Brunello di Montalcino, originatosi dalle sole uve del vitigno Brunello , uve rosse derivanti dal Sangiovese. Dal 1964 è stato siglato e garantito con il nome di DOC, seguito poi nel 1980 da DOCG. Si tratta di un vino invecchiato per 4 anni: i primi due in botte e gli ultimi due in bottiglia, mentre i “Riserva” sono sottoposti ad un invecchiamento di 5 anni. Il colore è quel famoso rosso rubino, molto intenso, che acutizza con l’invecchiamento. Il suo profumo è forte e deciso.

Il Brunello di Montalcino ha, infatti, un registro olfattivo molto gradevole, vicino allo speziato, nel quale si avvertono anche profumo di legno di sandalo e tabacco chiaro.

Vini francesi

Se l’Italia, come abbiamo visto, è famosa nel mondo per i vini, soprattutto quelli da collezione, anche quelli francesi sono vini importanti, poiché prodotti con lo stesso amore e la stessa passione.

In Francia esistono, così come in Italia, delle speciali zone in cui, col tempo, si sono affermate le coltivazioni di viti famose e pregiate, particolarmente apprezzate. Ad esempio la Borgogna, famosa per lo Chardonnay o per il Pinot Grigio.

Il Merlot, il Cabernet Franc e il Sauvignon, provengono invece da Bordeaux. Dall’Alsazia arriva ad esempio il Riesling, e dalla Valle della Loira il Sauvignon Blanc. In Francia esiste una classificazione diversa dalla nostra, denominata AOC, ovvero Appelation d’Origin Controlèe.

Proviamo allora ad analizzare insieme uno dei più famosi vini a livello internazionale: lo Champagne. Si tratta di uno spumante molto buono, raffinato, e adatto per festeggiare eventi particolari.

Tutti gli Champagne si possono produrre con diverse uve, tra le quali, ad esempio, Chardonnay, Pinot Nero e Pinot Meunier; sta poi a ciascun produttore deciderne la corretta quantità e soprattutto l’adeguata proporzione.

Sulla base di ciò il vino può differenziarsi in:

  • Blanc de Blancs, se è prodotto solo da uve Chardonnay
  • Blanc de Noirs, se è prodotto solo con Pinot Nero e Pinot Meunier, o con una delle due.

Vi è, poi, lo Champagne Rosé, costituito da una base di vino bianco alla quale si aggiunge una parte di vino rosso, entrambi ottenuti con uve della zona.

Ci sono, inoltre, delle particolari annate in cui è possibile vedere la produzione degli Champagne Millésimé, realizzati con i vini della vendemmia indicata in etichetta. Il costo di una singola bottiglia si aggira dai 15 euro circa fino ad oltre i 150 euro.

Dunque, se volete fare una bella figura ad una cena, e allo stesso tempo amate i vini francesi, niente di meglio che presentarvi con una di queste bottiglie.

Come diventare un collezionista

Chi volesse diventare un collezionista di vini deve anzitutto capire se ha realmente dentro di se la passione, l’amore quasi viscerale e profondo per il vino. Spesso si tratta, infatti, di persone che hanno già qualcuno in famiglia che condivide il medesimo interesse.

La prima cosa da fare, a tal proposito, consiste nell’essere sempre informati, utilizzando tutti i possibili canali di informazione al riguardo, come ad esempio partecipare ad un corso di sommelier: in moltissime città ne esistono di diversi tipi; si parte da quelli base per raggiungere in seguito dei livelli conoscitivi molto buoni.

E’ possibile, poi, apprendere moltissime notizie sui libri, o meglio sulle guide, come ad esempio la “Guida dei vini” edita dall’Espresso. Si tratta di una guida diretta da Vizzari e curata da Gentili e Rizzari; la si può trovare sia nelle classiche librerie sia in moltissime edicole. All’interno della guida è possibile vagliare più di 20.000 tipi di vino, sia recensiti che raccontati dagli stessi produttori. Molto interessante la parte introduttiva, contenente una descrizione accurata dedicata alla conservazione, e alla terminologia più appropriata, nonché informazioni significative per conoscere bene il vino in tutti i suoi aspetti.

Sono inserite, inoltre, le carte regionali. Tutti elementi necessari, questi, per poter diventare veri intenditori di una bevanda così conviviale e profumata. Si possono, peraltro, cogliere molteplici indicazioni partecipando alle aste dei vini. Ad esempio, una delle più famose è quella di Firenze, presso la Casa d’Aste Pandolfini. Qui si alternano centinaia di vini di grande prestigio, sia italiani che francesi. Si trovano bottiglie dal valore così elevato da far girare la testa: pensate che alcuni vini sono battuti per 10.000 euro!

Infine, si potrà unire a tutti questi elementi (aste, corsi, guide e quant’altro), la volontà di conoscere meglio il vino in tutte le sue sfumature, i suoi colori, sapori e profumi, scoprendo magari che proprio grazie ad un attento acquisto è possibile mettere da parte un tesoro che, tirato fuori al momento giusto, può rivelare delle belle sorprese, sia economiche che di pura soddisfazione personale.



Pubblicato da Mario Rastelli il 9 marzo 2013
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