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	<title>Guida Prodotti</title>
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		<title>Fioriere</title>
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		<pubDate>Thu, 17 May 2012 09:42:49 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giardinaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Le fioriere sono complementi d'arredo di grande importanza per gli appassionati di giardinaggio, perché destinate a contenere piante e soprattutto fiori che in primavera e in estate conferiscono colore ed eleganza al giardino. In questa guida sono riportate indicazioni e consigli per scegliere, fra le tante disponibili in commercio, la fioriera più adatta al proprio spazio verde.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2314" title="Fioriere" src="http://www.guidaprodotti.com/immagini/fioriere.jpg" alt="Fioriere" width="600" height="400" /></p>
<h2>Caratteristiche e materiali</h2>
<p>Le <strong>fioriere</strong> sono particolari contenitori che in giardino, sul balcone o sul terrazzo, vengono destinati ad ospitare piante di ogni genere ma soprattutto specie fiorite e rampicanti. In commercio si possono trovare fioriere adatte a tutte le esigenze, realizzate in materiali molto diversi tra i quali cemento, plastica e legno sono i più diffusi.</p>
<p>Le fioriere costruite in cemento si fanno apprezzare soprattutto per la loro capacità di lasciar evaporare l&#8217;umidità in eccesso dal terreno. Essendo un materiale piuttosto poroso, il cemento allontana il rischio di problemi alle piante dovuti ad esempio a periodi particolarmente piovosi o annaffiature troppo abbondanti. Simili fioriere sono spesso decorate con elementi di pregio che rendono il contenitore un complemento elegante per il giardino, ma questi materiali presentano anche qualche punto a loro sfavore. Si tratta infatti di fioriere abbastanza costose e che risultano piuttosto pesanti, una volta riempite: pertanto, dopo averle collocate, cambiarne la posizione sarà un&#8217;operazione che potrebbe richiedere l&#8217;aiuto di una o due persone. Il cemento è inoltre un materiale fragile che deve essere maneggiato con cura, per evitare la formazione di pericolose crepe.</p>
<p>Anche le fioriere in plastica sono molto diffuse, e le ragioni principali del successo fra i consumatori sono il loro costo contenuto e il peso ridotto. Tali fioriere sono inoltre resistenti agli urti e alle sollecitazioni meccaniche e, una volta riempite, nonostante il peso di terriccio e piante è relativamente semplice spostarle da un luogo all&#8217;altro. La plastica, a differenza degli altri due materiali sopra descritti, non è tuttavia porosa pertanto il rischio che nel terreno rimanga un&#8217;eccessiva umidità è consistente. Alla lunga, il ristagno di acqua può causare asfissia e marciumi dell&#8217;apparato radicale e, nei casi più gravi, persino la morte della pianta. Pertanto le irrigazioni delle fioriere in plastica devono essere sufficienti per bagnare il terreno, senza tuttavia imbibirlo.</p>
<p>Molto apprezzate sono anche le fioriere in legno, che uniscono il vantaggio della traspirabilità ad una relativa leggerezza (se paragonata al peso del cemento). Queste fioriere sono le più indicate per ricreare un giardino dall&#8217;aspetto naturale e anche un po&#8217; rustico, all&#8217;occorrenza. Inoltre il legno è molto resistente alle rotture e al gelo invernale.</p>
<h2>Fioriere con spalliera</h2>
<p>Alcune fioriere sono dotate di una spalliera posteriore, che viene fornita insieme al vaso oppure da acquistare e montare a parte. Questa spalliera si trova nella parte posteriore del vaso, e l&#8217;insieme può ad esempio essere utilizzato per delimitare il perimetro di gazebi ed altri spazi del giardino dove ci si intrattiene con la famiglia o con gli ospiti. In alternativa, le fioriere con spalliera possono essere collocate lungo i vialetti che attraversano il giardino, per segnarne il percorso, oppure a ridosso dei muri degli edifici in modo tale da rallegrarne l&#8217;aspetto.</p>
<p>Il motivo principale per cui si ricorre alle fioriere con spalliera è per sfruttare la capacità che alcune piante hanno di arrampicarsi ai supporti che trovano tutt&#8217;intorno. Ecco alcune delle specie che, per via della loro capacità di arrampicarsi, meglio si adattano alla crescita in questi contenitori:</p>
<ul>
<li>Gelsomino</li>
<li>Buganvillea</li>
<li>Falso gelsomino (Rhynchospermum)</li>
<li>Clematis</li>
<li>Allamanda</li>
<li>Glicine</li>
<li>Bignonia</li>
</ul>
<h2>Fioriere con grata</h2>
<p>In questa particolare tipologia di fioriere, sul vaso vero e proprio sono inserite delle grate verticali che di solito si appoggiano al muro della casa o di un fabbricato. Le grate sono realizzate con materiali rigidi e robusti, come ad esempio il legno, la plastica (tipicamente, il PVC) oppure ancora il metallo.</p>
<p>Le maglie di queste grate sono inserite su una struttura che fa da cornice, e disposte in due orientamenti opposti; esse si incrociano tra loro, andando a formare una serie di spazi vuoti di forma rettangolare oppure quadrata. Anche queste strutture sono indicate per la crescita di piante rampicanti, che trovando un supporto verticale si sviluppano verso l&#8217;alto formando una copertura di foglie e fiori. Affinché questa vegetazione sia omogenea, è necessario spuntare periodicamente i rami più rigogliosi che tendono a fuoriuscire dalla grata.</p>
<p>Per un risultato finale ancor migliore dal punto di vista estetico, si consiglia di piantare nel terreno non solo specie rampicanti, ma anche fiori o piante tappezzanti che ricoprano la base della fioriera in modo omogeneo. Questa &#8220;doppia coltivazione&#8221; si presta molto bene per la realizzazione di fioriere multicolore, ad esempio con dei gelsomini dai fiori bianchi che si arrampicano sulla grata a contrastare con le fioriture di peonie, violette o nasturzi presenti nella parte bassa.</p>
<h2>Fioriere in ferro battuto</h2>
<p>Il ferro battuto è un materiale molto apprezzato per via del suo aspetto elegante, e che viene utilizzato per creare fioriere dotate di supporti per vasi. Sempre in ferro battuto si possono trovare, nella fioriera, spalliere per consentire la crescita delle piante rampicanti.</p>
<p>Al giorno d&#8217;oggi la maggior parte delle fioriere in ferro battuto è realizzata su scala industriale, pertanto questi complementi sono diventati economicamente accessibili a tutti. Al di là della produzione in serie, tuttavia, molti artigiani locali continuano a lavorare il ferro battuto ed è quindi possibile rivolgersi a questi professionisti nel caso si desiderino fioriere su misura. Questi &#8220;pezzi unici&#8221;, realizzati per soddisfare le esigenze del cliente, sono di maggior pregio e qualità rispetto alle fioriere che si possono trovare nei negozi di giardinaggio e arredo del verde, ma ovviamente sono anche più costosi.</p>
<p>Fra i modelli più apprezzati di fioriere in ferro battuto vi sono quelle dotate di piani sfalsati, con supporti per i vasi collocati ad altezze diverse. Queste fioriere consentono di disporre le piante secondo gusti e preferenze personali: ad esempio quelle più vigorose si possono collocare sui ripiani bassi, e le specie a sviluppo più contenuto nelle zone superiori della struttura.</p>
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		<title>Vialetti giardino</title>
		<link>http://www.guidaprodotti.com/giardinaggio/vialetti-giardino.html</link>
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		<pubDate>Wed, 16 May 2012 20:50:07 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giardinaggio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.guidaprodotti.com/?p=2310</guid>
		<description><![CDATA[Quando si ha la fortuna di possedere un ampio giardino, disporre dei vialetti al suo interno rappresenta la soluzione ideale per trasformare l'ambiente in un luogo gradevole nel quale passeggiare e soprattutto bello da vedersi. In questa guida troverete utili indicazioni e consigli per la scelta e la realizzazione dei vialetti da giardino.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2311" title="Vialetti giardino" src="http://www.guidaprodotti.com/immagini/vialetti-giardino.jpg" alt="Vialetti giardino" width="600" height="405" /></p>
<h2>Caratteristiche</h2>
<p>I vialetti da giardino presentano una duplice funzionalità. Da un lato essi permettono il passaggio tra l&#8217;erba o le aiole, indirizzando il percorso e preservando il manto erboso da un calpestio disordinato. Inoltre, in caso di pioggia o di erba bagnata, i vialetti consentono di camminare per il giardino in modo sicuro evitando di scivolare; in queste condizioni la presenza di un vialetto consente di non sporcarsi le scarpe portandosi in giro fango o terriccio.</p>
<p>Dall&#8217;altro lato, i vialetti sono elementi di grande valore ornamentale perché, se inseriti nel modo corretto, possono dare un tocco in più all&#8217;estetica del giardino. È infatti possibile dirigere il percorso di un vialetto verso un albero, un&#8217;aiuola fiorita o una fontana, permettendo così di attirare lo sguardo dei visitatori verso questi elementi di pregio.</p>
<p>Molto spesso accade che un vialetto venga predisposto solo al termine dei lavori di realizzazione del giardino, quando il suo aspetto è già da considerarsi definitivo. Se tuttavia si vuole godere di un lavoro ben fatto, è indispensabile includere i vialetti ancora in fase progettuale, in modo tale da garantirne la perfetta compatibilità con gli altri elementi.</p>
<h2>Materiali per vialetti</h2>
<p>Per la realizzazione dei vialetti da giardino può essere utilizzata un&#8217;ampia gamma di materiali; in particolare, i più diffusi sono:</p>
<ul>
<li>Legno trattato</li>
<li>Ghiaia e ghiaietto</li>
<li>Cotto</li>
<li>Mattoni</li>
<li>Calcestruzzo</li>
<li>Pacciamatura di corteccia</li>
<li>Porfido</li>
<li>Travertino</li>
<li>Ciottoli (monocromatici o di diverso colore)</li>
<li>Serpentino</li>
<li>Ardesia</li>
<li>Quarzite</li>
<li>Marmo</li>
<li>Graniglia di marmo</li>
</ul>
<p>Ognuno di questi materiali presenta caratteristiche diverse: alcuni possiedono una superficie più irregolare e porosa, come ad esempio il calcestruzzo o il legno, mentre altri tendono ad avere un aspetto più lucido anche in virtù delle particolari lavorazioni cui sono sottoposti (es. marmo, serpentino o ardesia).</p>
<p>Talvolta capita di essere veri amanti di un certo tipo di materiale, ad esempio il marmo oppure il serpentino, e di ipotizzare la realizzazione di un vialetto proprio con questi tipi di pietra. Tuttavia, è bene ricordare che il vialetto si deve integrare agli elementi già situati nel giardino, come ad esempio bordure in pietra o fontane, e ovviamente anche con i materiali di cui è fatta la casa adiacente. È sempre indicato scegliere materiali che ben si accostino agli elementi preesistenti, in modo tale da creare un insieme armonico ed omogeneo. Se per ipotesi gli edifici circostanti il giardino sono tinteggiati di colori pastello, sarà opportuno scegliere materiali di tonalità chiare, come ad esempio il travertino; se invece nel giardino esistono già bordure in pietra vulcanica, la scelta dovrà ricadere sul porfido o su un altro materiale di colore scuro.</p>
<p>In linea di principio andrebbero evitati i colori troppo sgargianti, così come gli accostamenti di due o più colori contemporaneamente (ad esempio creando un percorso con pietre alternate bianche, ocra e scure). Si rischia infatti di ottenere un effetto stucchevole e che alla lunga stanca la vista. Molto meglio i vialetti realizzati in tinta unita, o tutt&#8217;al più con due colori molto simili tra loro.</p>
<p>Nelle zone di grande passaggio è preferibile realizzare vialetti in pietra dura, resistente al calpestio, oppure strisce di ghiaia; vicino alla casa o in zone non troppo frequentate è possibile in alternativa utilizzare elementi in legno o pietra tenera. Per dare al giardino un aspetto ancor più naturale è possibile realizzare vialetti in pacciamatura di corteccia, in grado di tenere alla larga le erbacce.</p>
<h2>Dimensioni e disposizione dei vialetti</h2>
<p>Per essere pratici e consentire un passaggio agevole, i vialetti dovrebbero presentare una larghezza di almeno 60-80 centimetri. Di maggiori dimensioni possono essere i vialetti che conducono all&#8217;ingresso principale della casa, mentre al contrario quelli che si prevede saranno poco battuti (ad esempio un percorso che gira intorno ad uno stagno) possono essere anche più stretti.</p>
<p>Una soluzione piuttosto robusta e durevole nel tempo sono i vialetti con elementi collocati a spina di pesce; tipicamente, per queste opere si utilizzano delle mattonelle di cotto. Questa particolare disposizione consente un ottimo ancoraggio di tutti gli elementi, anche in condizioni di pendenza accentuata.</p>
<p>A proposito di pendenza, bisogna prestare una certa attenzione quando i vialetti superano dislivelli anche minimi, perché vi è il rischio di realizzare opere troppo &#8220;in salita&#8221;. In genere si consiglia di non superare il 10% di pendenza del percorso; in alternativa, è possibile disporre gli elementi lungo un tracciato alternativo che consenta di superare il dislivello in modo più dolce.</p>
<h2>Costi di realizzazione</h2>
<p>Dal momento che i materiali utilizzati per i vialetti da giardino sono tanto diversi tra loro, è inevitabile che anche le forbice dei prezzi sia piuttosto ampia.</p>
<p>Tra i materiali più economici troviamo il legno e la ghiaia, semplici da mettere in posa così come le &#8220;mattonelle&#8221; in cotto e l&#8217;ancor più pratica pacciamatura di corteccia. Questi materiali, inoltre, sono facilmente reperibili presso i negozi di fai da te e giardinaggio, e possono essere messi in posa da soli o con l&#8217;aiuto di un&#8217;altra persona.</p>
<p>All&#8217;estremità opposta vi sono gli elementi in pietra, decisamente più costosi perché devono esser tagliati (ed eventualmente lucidati) utilizzando speciali macchinari. Inoltre la pietra presenta un peso specifico molto elevato, e per la messa in posa dei vialetti è spesso necessario far intervenire della manodopera specializzata. Ovviamente, tutto questo si ripercuote sui costi che possono letteralmente lievitare.</p>
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		<title>Mobili in plastica giardino</title>
		<link>http://www.guidaprodotti.com/giardinaggio/mobili-in-plastica-giardino.html</link>
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		<pubDate>Mon, 14 May 2012 22:11:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giardinaggio]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.guidaprodotti.com/?p=2305</guid>
		<description><![CDATA[I mobili in plastica rappresentano una valida ed economica alternativa al tradizionale mobilio da giardino in legno o metallo. All'interno di questa categoria vi sono sedie, tavoli, sdraio, divani e molti altri complementi d'arredo talmente pratici e funzionali da essere oggigiorno tra i più diffusi nei nostri giardini.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2306" title="Mobili in plastica giardino" src="http://www.guidaprodotti.com/immagini/mobili-in-plastica-giardino.jpg" alt="Mobili in plastica giardino" width="569" height="390" /></p>
<h2>Caratteristiche</h2>
<p>Esposti come sono agli agenti atmosferici, i mobili da giardino tradizionali tendono a rovinarsi con il passare del tempo e, stagione dopo stagione, possono iniziare a dare problemi. Ad esempio il legno si può ammaccare o fessurare, il tessuto può presentare macchie oppure scolorirsi sotto il sole, mentre non è raro che il rattan si sfilacci o si rovini, se non si buona qualità. Per tutti questi motivi legati all&#8217;usura, molte persone scelgono di collocare in giardino dei mobili in plastica che coniugano in sé alcuni importanti vantaggi.</p>
<p>Innanzitutto vi sono la praticità, la robustezza e la durabilità nel tempo: i mobili in plastica sono in genere piuttosto resistenti agli urti, ma al tempo stesso leggeri e facilmente trasportabili. A differenza del legno, non si rovinano con ammaccature dovute ad urti accidentali, e possono essere riposti senza troppa fatica in garage o in cantina per l&#8217;inverno. Inoltre la plastica non dà alcun problema, come invece accade con i materiali naturali, di attacchi fungini, formazione di muffe o cattivi odori.</p>
<p>Un altro vantaggio legato ai <strong>mobili in plastica da giardino</strong> è il loro costo che, nella maggior parte dei casi, è molto inferiore rispetto a quello dei complementi d&#8217;arredo in legno, alluminio o di ferro battuto. Acquistare del mobilio in plastica per il proprio giardino significa scegliere in funzione del risparmio: questi oggetti sono infatti accessibili per tutte le tasche.</p>
<p>Una delle principali obiezioni mosse contro i mobili in plastica da giardino è rappresentata dal loro aspetto ritenuto &#8220;poco elegante&#8221;: si tratta, in fin dei conti, di plastica, un materiale di ridotto pregio che non può essere nemmeno paragonato al legno o al rattan. Eppure, in commercio si possono trovare mobili in plastica di ottima fattura che, visti da una certa distanza, sono simili in tutto e per tutto a quelli di fascia superiore.</p>
<h2>Tavoli e sedie in plastica</h2>
<p>Fra tutti i mobili da giardino in plastica che si possono trovare in commercio, sedie e tavoli rappresentano senza dubbio la categoria più rappresentata. Di questa tipologia di prodotti esistono sostanzialmente due &#8220;filoni&#8221; principali: tavoli e sedie fissi, oppure pieghevoli.</p>
<p>Chiunque abbia avuto esperienze di campeggio, o comunque all&#8217;aria aperta, conosce bene la praticità di tavoli e sedie pieghevoli che con il loro ridotto ingombro possono essere trasportati e montati praticamente ovunque. Anche in giardino questo espediente legato al risparmio di spazio torna molto utile, ad esempio se si pensa che per l&#8217;inverno sedie e tavoli dovranno essere riposti in un luogo riparato, come ad esempio il garage o lo sgabuzzino. In questo caso, poter contare su un mobilio di ridottissimo ingombro è per molte famiglie non solo una comodità, ma soprattutto una necessità. Un altro aspetto positivo del mobilio da giardino pieghevole è rappresentato dal fatto che è semplice da trasportare, e che ad una persona invitata all&#8217;ultimo momento può essere dato in un attimo un posto a sedere.</p>
<p>Sedie e tavoli da giardino fissi rappresentano, al pari delle loro controparti in legno o ferro battuto, un mobilio più statico per il quale bisogna calcolare con accuratezza gli spazi a disposizione, sia all&#8217;esterno che all&#8217;interno (se si vuole conservarlo al coperto durante la stagione fredda). Sebbene meno pratici rispetto a quelli pieghevoli, i mobili fissi sono più appaganti dal punto di vista estetico e in alcuni casi presentano linee, colori e rifiniture di tutto rispetto.</p>
<h2>Poltrone e divani in plastica</h2>
<p>Nella maggior parte dei casi, quando si parla di poltrone o divani, vengono in mente mobili imbottiti e rivestiti di tessuto, eppure anche in questo settore dell&#8217;arredo giardino non mancano le alternative realizzate in plastica. Divani e poltrone in materiale sintetico possono essere collocati, in giardino o sul terrazzo, con grande facilità, dal momento che ne esistono di modelli e fogge in grado di adattarsi anche ai più diversi contesti.</p>
<p>Questi mobili sono del tutto indispensabili se si intende creare una zona relax nella quale trascorrere del tempo a chiacchierare in compagnia con gli amici, oppure a sorseggiare qualcosa di fresco con la famiglia. Poltrone e divani in plastica sono corredati di cuscini e schienali imbottiti che permettono di sedervisi in modo confortevole; questi cuscini sono in genere staccabili e sfoderabili, e possono essere lavati in lavatrice.</p>
<p>Anche se per ora non molto diffusi, è possibile acquistare anche poltrone e divani in plastica riciclata. Questi mobili sono prodotti con materiali provenienti dalla raccolta differenziata, e oltre ad essere realizzati con ottime finiture sono anche rispettosi dell&#8217;ambiente.</p>
<p>Per questi piccoli angoli di relax, è sempre bene predisporre anche un tavolino da fumo, basso e in posizione centrale, sul quale appoggiare libri, posacenere o bibite. Anche questo tavolino, naturalmente, può essere fatto di plastica e in commercio vi sono modelli adatti a tutte le esigenze sia pratiche che estetiche.</p>
<h2>Sdraio e chaise longue in plastica</h2>
<p>Per prendere il sole in giardino, oppure dedicarsi alla lettura o all&#8217;ascolto della musica, non c&#8217;è niente di meglio di una comoda sdraio. Le sedie sdraio in plastica sono in assoluto le più diffuse, dal momento che quelle in legno sono piuttosto costose, pesanti e spesso non ripiegabili. Opportunamente corredate di un lungo cuscino, le sdraio in plastica diventano comode e confortevoli, e sono l&#8217;ideale per il relax. Di queste particolari sedie esistono diversi modelli, che vanno dai più essenziali sino a quelli dotati di parasole o addirittura portabibite. In genere il colore più utilizzato dai produttori è il bianco, dal momento che l&#8217;esposizione continua ai raggi ultravioletti del sole determinerebbe lo scolorimento di plastiche di altro colore.</p>
<p>Sempre in plastica vi sono anche delle chaise longue, particolari sedie allungate orizzontalmente che non sono molto diffuse nel nostro Paese, ma che per via della loro grande comodità meriterebbero una maggior attenzione. Le chaise longue sono una sorta di incrocio tra lettino e sedia, e talvolta ci si riferisce a questi prodotti anche con il termine italianizzato &#8220;cislonga&#8221;. Al pari delle sedie sdraio, anche le chaise longue sono ideali per bagni di sole in giardino oppure per godersi un momento di assoluto relax.</p>
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		<title>Vasi da giardino</title>
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		<pubDate>Thu, 10 May 2012 08:26:23 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giardinaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Scegliere il vaso giusto per il proprio giardino o terrazzo significa non solo dare alle piante che vi verranno ospitate una "casa" ideale, ma è indispensabile anche per l'estetica del risultato finale. In questa guida troverete indicazioni e consigli utili per scegliere il vaso da giardino più adatto tra materiali, forme e dimensioni diversi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2300" title="Vasi da giardino" src="http://www.guidaprodotti.com/immagini/vasi-da-giardino.jpg" alt="Vasi da giardino" width="600" height="400" /></p>
<h2>Scegliere il vaso da giardino</h2>
<p>I vasi da giardino sono utilissimi contenitori artificiali che consentono, anche se lo spazio a disposizione non è molto, di coltivare le piante in modo &#8220;localizzato&#8221;. A tutti gli effetti la terra con la quale è riempito il vaso rappresenta un surrogato del suolo presente in giardino, con il vantaggio che il contenitore è facilmente trasportabile e si adatta anche all&#8217;impiego su terrazzi, balconi e davanzali.</p>
<p>Naturalmente, non esiste il vaso &#8220;perfetto&#8221; adatto a tutte le situazioni: in questo caso è più corretto parlare del vaso &#8220;giusto&#8221;. Infatti la scelta dipende da molti fattori, come ad esempio la tipologia di pianta che verrà ospitata, lo stile del giardino, lo spazio a disposizione e gli altri vasi eventualmente già presenti, solo per citarne alcuni.</p>
<p>La componente estetica è una delle più importanti nella scelta del vaso, dal momento che un contenitore di brutto aspetto può vanificare la presenza delle piante fiorite più belle. Anche il materiale di cui è fatto il vaso è tutt&#8217;altro che trascurabile, dal momento che plastica, terracotta e cemento presentano diverse permeabilità e questo influenza notevolmente la capacità di sviluppo delle piante e la loro salute. Il materiale utilizzato si ripercuote direttamente anche sul peso del contenitore, un aspetto decisamente importante quando i vasi devono essere spostati nel corso dell&#8217;anno (ad esempio in una serra per il periodo invernale) o si prevede di effettuare rinvasi piuttosto frequenti.</p>
<h2>Vasi in terracotta</h2>
<p>La terracotta è uno dei materiali più diffusi per i vasi da giardino, cui molte persone sono affezionate soprattutto perché sino a qualche decennio fa i vasi erano tutti di questa tipologia. In effetti la terracotta, al di là dell&#8217;eventuale legame sentimentale, è tuttora un ottimo materiale per i vasi, dal momento che le pareti sono permeabili all&#8217;acqua. Ciò significa che, quando il terreno si imbibisce molto di acqua (ad esempio perché è stata somministrata un&#8217;irrigazione particolarmente abbondante, oppure è piovuto molto) le pareti del vaso tenderanno a disperdere umidità diminuendo il rischio di ristagni idrici sul fondo del vaso.</p>
<p>Oltre agli indubbi vantaggi di tipo pratico, i vasi da giardino di terracotta sono apprezzabili anche per via della presenza sul mercato di modelli di aspetto molto diverso, che vanno dal più semplice al più ricercato. Contenitori con elementi in rilievo e decorazioni sono decisamente belli da vedersi, e in grado di impreziosire il giardino o il balcone.</p>
<p>Il risvolto della medaglia, nel caso dei vasi in terracotta, è rappresentato dal fatto che essi non sono in grado di trattenere a lungo l&#8217;acqua proprio per via della loro permeabilità. Ciò comporta, soprattutto quando fa caldo, la necessità di annaffiare frequentemente il terriccio. Inoltre sulla terracotta possono, alla lunga, insediarsi colonie di muffe o muschi la cui rimozione richiede una pulizia energica della superficie esterna del contenitore. Inoltre la terracotta non è in grado di resistere ai geli intensi, anche se comunque esistono vasi in materiale ingelivo adatti anche ai luoghi dal clima più rigido. La terracotta, infine, è un materiale che non resiste agli urti e che perciò deve essere maneggiato con estrema cura.</p>
<h2>Vasi in plastica</h2>
<p>La plastica è diventata, negli ultimi decenni, molto popolare per la realizzazione dei vasi da giardino; le tipologie di materiali più utilizzati sono polipropilene, PVC e polietilene. Questi contenitori sono decisamente apprezzati per via della loro leggerezza e resistenza agli urti, cosa che li distingue nettamente dai vasi in terracotta. Inoltre i vasi in plastica sono l&#8217;alternativa più economica presente sul mercato, il che rende il loro acquisto particolarmente vantaggioso soprattutto se ne è richiesta una grande quantità.</p>
<p>Purtroppo, la plastica è un materiale non poroso che quindi non consente la traspirazione del terriccio. Pertanto, le annaffiature devono essere sempre moderate per evitare che il terreno rimanga troppo bagnato. I ristagni sono molto pericolosi perché causano asfissia e, se prolungati nel tempo, possono portare a marciumi radicali che nei casi peggiori si concludono con la morte delle piante.</p>
<p>Un altro aspetto non particolarmente esaltante dei vasi da giardino in plastica è il loro scarso valore estetico. Questi contenitori infatti sono decisamente poco eleganti, se confrontati ad esempio con quelli in terracotta. Ciononostante, in commercio è possibile trovare anche vasi in plastica realizzati con colori e forme simili ai vasi in terracotta decorati, e che visti da una certa distanza sono praticamente indistinguibili. Queste imitazioni economiche rappresentano un buon compromesso tra il budget per l&#8217;acquisto e l&#8217;estetica del risultato finale.</p>
<h2>Vasi in cemento</h2>
<p>Questa tipologia di contenitori di solito è rappresentata da fioriere di dimensioni variabili, ma in genere di una certa grandezza. I vasi da giardino in cemento si fanno apprezzare soprattutto per la loro porosità, che consente una buona evaporazione dell&#8217;umidità in eccesso dal terreno. Nella maggior parte dei casi, questi contenitori vengono utilizzati per mettere a dimora arbusti, piccoli alberi o comunque piante di dimensioni medio-grandi, che difficilmente troverebbero posto nei vasi tradizionali. Un utilizzo tipico dei vasi in cemento è su terrazzi e balconi, per delimitarne il perimetro, oppure per creare in giardino vialetti, bordure o dare un tocco di verde addossandoli alle pareti di un edificio.</p>
<p>Uno degli aspetti più critici legati ai vasi in cemento è il loro peso elevato, dovuto sia al peso specifico del materiale utilizzato che alle dimensioni dei contenitori. Per questo motivo, l&#8217;acquisto di vasi da giardino in cemento deve essere attentamente ponderato dal momento che, una volta collocati, spostarli sarà un&#8217;operazione molto impegnativa. L&#8217;elevato peso dei vasi in cemento deve essere inoltre tenuto ben in considerazione, quando gli stessi sono collocati su strutture non appoggiate al terreno, come terrazzi o balconi. Al peso del contenitore, ovviamente, deve essere sommato quello della terra e delle piante messe a dimora.</p>
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		<title>Recinzioni per giardino</title>
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		<pubDate>Wed, 09 May 2012 20:26:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giardinaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Reti e recinzioni per il giardino sono elementi importanti ai fini della tutela della privacy e della sicurezza, dal momento che proteggono la nostra proprietà da sguardi indiscreti e intrusioni. Per saperne di più sulle recinzioni da utilizzare per il proprio giardino, ecco una guida interamente dedicata a questi complementi.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2296" title="Recinzione per giardino" src="http://www.guidaprodotti.com/immagini/recinzione-per-giardino.jpg" alt="Recinzione per giardino" width="600" height="384" /></p>
<h2>Caratteristiche</h2>
<p>Le recinzioni che vengono installate nei giardini, siano essi grandi o piccoli, rispondono a diverse esigenze pratiche. Innanzitutto le recinzioni vengono disposte allo scopo di realizzare una barriera fisica a delimitazione degli spazi verdi, che serva al tempo stesso ad individuare i confini del terreno e tenerne al di fuori gli estranei. Il posizionamento di una recinzione può anche servire a nascondere alla vista l&#8217;interno del giardino, proteggendo quindi la privacy di chi si trova al suo interno.</p>
<p>Le recinzioni rappresentano un&#8217;ottima alternativa a siepi o teloni in plastica utilizzati per la delimitazione degli spazi, dal momento che entrambe le soluzioni hanno parecchi punti a loro svantaggio. Per far crescere una siepe, infatti, possono essere necessari anche diversi anni, senza dimenticare l&#8217;impegno periodico richiesto per effettuare potature ed irrigazioni. I teloni sono una soluzione senza dubbio pratica ed economica, ma che lascia molto a desiderare dal punto di vista dell&#8217;estetica. Oltretutto, col passare del tempo, i teloni sono inevitabilmente destinati a usurarsi, scolorirsi o strapparsi.</p>
<p>Le recinzioni per giardino più diffuse in assoluto sono quelle in rete metallica intrecciata o filo metallico elettrosaldato, a seguire quelle in legno, alluminio e pvc. Oltre alla loro sistemazione su aree pianeggianti, diverse aziende specializzate sono in grado di eseguire installazioni anche in zone in pendenza e con terreno dalla conformazione irregolare.</p>
<h2>Tipologie di recinzioni</h2>
<p>In commercio esistono numerosi modelli di reti e recinzioni per giardini, ciascuno dei quali si adatta per usi particolari. Ad esempio si possono installare reti metalliche dotate di maglie rettangolari romboidali, molto semplici e leggere, oppure recinzioni con elementi disposti strettamente l&#8217;uno accanto all&#8217;altro, e dotate perciò di una maggiore resistenza meccanica.</p>
<p>Naturalmente, a seconda della recinzione che si installa, sarà diverso anche il livello di sicurezza associato: le reti più leggere infatti non sono in grado di tenere alla larga gli eventuali intrusi efficacemente come quelle più fitte e robuste.</p>
<p>Le recinzioni metalliche per il giardino sono realizzate in colori diversi, che si suddividono in due categorie principali: le recinzioni con metallo a vista e quelle colorate (con vernici o plastiche). Per quanto riguarda questa seconda categoria, nella maggior parte dei casi le recinzioni si presentano nelle diverse tonalità del verde allo scopo di integrarsi meglio nel giardino.</p>
<h2>Scelta del materiale</h2>
<p>La scelta del tipo di materiale per la vostra recinzione deve essere fatta con molta attenzione, in quanto determinerà il costo da sostenere, la manutenzione di cui ha bisogno, e la sua durata nel tempo. Analizziamo i principali materiali utilizzati.</p>
<ul>
<li><strong>Legno</strong>: di gran lunga il materiale più utilizzato per recintare il giardino, offre un aspetto tradizionale ad un prezzo moderato. Il legno usato per le recinzioni è classificato in base alla qualità del suo aspetto. In ordine di importanza troviamo il cedro, la sequoia, l&#8217;abete rosso e il pino.  A prescindere dalla qualità scelta, il legno deve essere sempre trattato con un impregnante per proteggerlo dagli insetti, dal marciume, dall&#8217;acqua e dalla luce. In genere il trattamento va ripetuto ogni 3-5 anni. Ad ogni modo, per realizzare una staccionata in legno, si consiglia l&#8217;utilizzo di pali in metallo per evitare che il legno entri in contatto con il terreno, dove può marcire.</li>
<li><strong>Vinile</strong>:  principalmente composto da polivinile massiccio o impiallacciato (PVC),  il vinile può imitare il tradizionale legno e gli stili in metallo senza necessità di manutenzione. Le recinzioni per giardino realizzate in questo materiale possiedono una grande robustezza e flessibilità. Sono resistenti alla ruggine, al degrado e al peeling. Il loro colore, di solito bianco, ma disponibile anche in numerose tonalità, è mescolato nel materiale stesso, quindi non c&#8217;è bisogno di applicare nessuna verniciatura. L&#8217;acquisto di una recinzione in vinile può richiedere un investimento maggiore rispetto al legno, ma i suoi bassi costi di manutenzione e la sua maggiore durata nel tempo può essere la scelta più conveniente nel lungo periodo, soprattutto nei climi più rigidi.</li>
<li><strong>Ferro e Alluminio</strong>:  le recinzioni realizzate con questi materiali sono economici, facili da installare e richiedono pochissima manutenzione. Essi sono spesso realizzati in acciaio zincato, ma possono anche essere prodotti in alluminio. Se si desidera un aspetto più decorativo, bisogna optare per una recinzione in ferro battuto. Quest&#8217;ultima richiede un investimento iniziale più grande ed una manutenzione maggiore, in quanto può arrugginirsi se non adeguatamente curata, ma fornisce un aspetto elegante e personalizzato. Le recinzioni metalliche da giardino hanno un aspetto identico su entrambi i lati, il che significa un aspetto uniforme da ogni angolazione. È inoltre possibile aggiungere vitigni e piante ornamentali per nascondere la loro presenza.</li>
</ul>
<h2>Installazione</h2>
<p>Per l&#8217;installazione delle recinzioni da giardino è bene rivolgersi ad una ditta specializzata, per essere certi di un lavoro correttamente eseguito. In alternativa questa operazione può anche essere svolta come attività da &#8220;fai da te&#8221;, ma si sconsiglia di cimentarsi nell&#8217;installazione se non si possiedono competenze tecniche adeguate e l&#8217;attrezzatura necessaria.</p>
<p>Tipicamente, le recinzioni per giardino sono costituite da rotoli di rete metallica o pannelli modulari di legno, che vengono fissati a supporti verticali. Questi supporti sono paletti che presentano un diverso diametro a seconda del peso della recinzione; essi vengono piantati nel terreno, messi in posa su basamenti di cemento o fissati a particolari tasselli ad espansione. Dopo aver predisposto i pali di sostegno, la rete metallica viene assicurata attraverso clip in acciaio inox o set di viterie particolari, dotate di un sistemi anti-svitamento.</p>
<p>Un&#8217;alternativa economica per il fissaggio della rete è rappresentata dal filo di legatura, del quale esistono diverse tipologie che variano in base al materiale ed al diametro. In genere i fili di legatura sono fatti di metallo plasticato o zincato. Durante la messa in posa è indispensabile utilizzare dei fili di tensione da far correre sopra e sotto alla recinzione, per mantenere la rete ben tesa.</p>
<p>Una volta installate, le recinzioni per giardino non necessitano di alcun intervento di manutenzione, e possono durare senza problemi per molti anni.</p>
<h2>Utilizzo di listelli in plastica e arelle</h2>
<p>Un buon compromesso per chi non vuole spendere troppo ma desidera celarsi completamente dagli sguardi indiscreti è rappresentato dall&#8217;installazione di una rete in maglia metallica, da corredare con un sistema di listelli in plastica. Questi elementi, la cui altezza deve essere pari a quella della recinzione, vengono inseriti verticalmente ed incastrati tra le maglie metalliche. Disponendo questi listelli uno accanto all&#8217;alto, è possibile trasformare una comune rete metallica in una recinzione in grado di proteggere dalla vista.</p>
<p>In alternativa ai listelli di plastica è possibile corredare la recinzione di arelle, solitamente realizzate in bambù o canne, che devono essere srotolate lungo la rete e fissate con particolari ganci. Rispetto alla soluzione precedente, le arelle rappresentano un sistema più ecocompatibile dal momento che si tratta di un prodotto totalmente naturale.</p>
<p>Queste recinzioni senza fori, oltre che per la delimitazione degli spazi e la tutela della privacy, sono utili anche per altri scopi come ad esempio:</p>
<ul>
<li>impedire la crescita di siepi e vegetazione dal giardino adiacente;</li>
<li>proteggere dal vento;</li>
<li>proteggere da gas di scarico e inquinamento;</li>
<li>isolare dal rumore.</li>
</ul>
<h2>Prezzi</h2>
<p>Dal momento che in commercio si può acquistare una vasta gamma di tipologie di recinzioni, anche la forbice dei prezzi può essere piuttosto ampia. Le recinzioni più economiche sono senza dubbio quelle in maglia metallica (rettangolare o romboidale), che si possono reperire in qualsiasi negozio di ferramenta, fai da te o giardinaggio. Il prezzo per metro quadrato di queste reti in genere va dai 15 euro in su. Le reti elettrosaldate zincate sono più costose delle precedenti, dal momento che il loro prezzo per metro quadrato in genere parte da un minimo di 25-30 euro.</p>
<p>Per quanto riguarda l&#8217;acquisto delle arelle con le quali eventualmente ricoprire la recinzione metallica, i prezzi variano a seconda della qualità del materiale. In genere, comunque, questi elementi in bambù sono poco costosi e i loro prezzi non superano i 5-7 euro per metro quadrato. Il filo di legatura è un altro prodotto che in genere si può trovare a buon mercato; tipicamente, esso viene venduto in rotoli da 100 metri il cui costo può oscillare mediamente dai 5 ai 10 euro a seconda delle tipologie. Per 100 metri di filo di tensione in genere la spesa si aggira intorno ai 15-20 euro.</p>
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		<title>Laghetto da giardino</title>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 12:18:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giardinaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[I laghetti ornamentali sono un elemento di grande pregio, in grado di conferire al giardino naturalità ma al tempo stesso eleganza. Avendo spazio sufficiente a disposizione, e un minimo di competenze manuali, collocare un laghetto da giardino è un'opera alla portata di tutti: in questa guida troverete indicazioni e consigli utili per la realizzazione di bacini artificiali nel vostro spazio verde.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2291" title="Laghetto da giardino" src="http://www.guidaprodotti.com/immagini/laghetto-da-giardino.jpg" alt="Laghetto da giardino" width="600" height="390" /></p>
<h2>Arredare il giardino con un laghetto</h2>
<p>Senza dubbio uno dei principali motivi che portano alla decisione di collocare un laghetto nel proprio giardino è il gusto del bello. La presenza di un piccolo bacino artificiale attira gli sguardi dei visitatori, dona colore all&#8217;ambiente e invoglia a passeggiarvi intorno e a scoprire animali e piante acquatiche presenti.</p>
<p>Oltre a questi scopi puramente ornamentali, un <strong>laghetto da giardino</strong> è anche una scelta all&#8217;insegna dell&#8217;amore per la natura, dal momento che in questi piccoli serbatoi di acqua possono trovare rifugio numerose specie. Oltre a piante e pesci ornamentali, che vengono immessi artificialmente nel laghetto, al suo interno gradualmente troveranno spazio anche specie provenienti dall&#8217;ambiente circostante come ad esempio piccoli anfibi. Uccelli ed altri animali si disseteranno con le acque del laghetto, contribuendo a creare un piccolo ma significativo serbatoio di biodiversità nel giardino.</p>
<p>Nel laghetto da giardino possono essere collocate specie acquatiche diverse, come ad esempio ninfee o piante sommerse; inoltre lungo i bordi del bacino si possono disporre piante amanti dell&#8217;umidità e specie fiorite. Nelle acque del laghetto trovano ospitalità diverse specie animali, come ad esempio i classici pesci rossi oppure graziose tartarughe acquatiche. Questi animali contribuiranno anche a tenere lontane le larve delle zanzare ed altri fastidiosi insetti volanti.</p>
<h2>Che tipo di vasca scegliere</h2>
<p>In passato, uno dei motivi per cui i laghetti da giardino non erano molto diffusi era per via dei lavori di installazione decisamente impegnativi. Le vasche erano infatti realizzate in calcestruzzo, un materiale il cui posizionamento richiedeva l&#8217;intervento di ditte specializzate e che alla lunga poteva dare problemi. Il calcestruzzo infatti tendeva a creparsi, con il risultato che dopo diversi anni il laghetto doveva essere ricostruito daccapo.</p>
<p>Al giorno d&#8217;oggi esistono soluzioni molto più pratiche ed economiche, che hanno portato al definitivo abbandono dei laghetti con fondo in calcestruzzo. Tali soluzioni sono rappresentate dalle vasche preformate, realizzate in forme e dimensioni diverse, che devono semplicemente essere collocate all&#8217;interno di uno scavo praticato nel terreno.</p>
<p>Esistono due principali tipologie di vasche: rigide e semirigide, costituite da vetroresina oppure materiale plastico. Questi contenitori preformati sono estremamente resistenti nei confronti dell&#8217;usura e, in particolare, delle dilatazioni termiche dovute alla formazione di ghiaccio nel periodo invernale.</p>
<p>Un&#8217;alternativa altrettanto valida in termini di durata, seppur leggermente più impegnativa in fase di realizzazione, è rappresentata dai teli impermeabili in materiale plastico che andranno a contenere le acque del laghetto. Il grande vantaggio di questi teli è rappresentato dalla loro flessibilità in termini progettuali, perché con simili materiali è possibile costruire un laghetto su misura. Le tipologie di plastica più utilizzate sono il PVC e il polietilene (PE) termoformato.</p>
<h2>Come realizzare un laghetto</h2>
<p>Una volta scelta la zona del giardino destinata ad ospitare il futuro laghetto, bisogna procedere con i lavori di scavo. È necessario asportare parte della copertura superficiale del terreno sino ad ottenere una sagoma che contenga il laghetto, le cui dimensioni devono essere rapportate alle misure della vasca o del telo impermeabile che si vuole stendere.</p>
<p>Ovviamente lo scavo deve essere sufficientemente profondo per contenere la vasca, lasciandone però sporgere i bordi dalla superficie. Per avere un certo agio durante i lavori si consiglia di scavare tutt&#8217;intorno alla vasca, creando un&#8217;intercapedine di circa 20-30 centimetri di larghezza. Una volta disposta la vasca, le intercapedini tra di essa e il terreno circostante devono essere riempite con della malta che, solidificandosi, manterrà in posizione il laghetto.</p>
<p>Per quanto riguarda invece i laghetti realizzati con teli impermeabili, il principio è più o meno lo stesso. Bisogna scavare il terreno sino ad ottenere un incavo di forma e dimensioni desiderate, ad esempio scavando dei gradini per creare un fondale a diversi livelli di profondità. In questo modo sarà possibile ricreare gli habitat idonei ad ospitare specie vegetali che crescono a diverse profondità. È importante che dal fondo dello scavo vengano completamente rimossi tutti gli oggetti sporgenti che potrebbero in qualche modo danneggiare il telo, come ad esempio radici o sassi.</p>
<p>Sul fondo si dispone uno strato di qualche centimetro di sabbia e, sopra di esso, si posiziona un telo antiroditori che impedisce ai topi di rodere il telo impermeabile. A questo punto si può disporre il vero e proprio telo che andrà a costituire il fondo del laghetto.</p>
<h2>Prezzi laghetto da giardino</h2>
<p>Tutto il materiale necessario per realizzare un laghetto nel proprio giardino può essere facilmente reperibile presso un negozio specializzato in bricolage, edilizia o giardinaggio. L&#8217;installazione fai da te è consigliabile solo se si possiede una buona manualità; in alternativa è possibile rivolgersi ad una ditta specializzata, il che tuttavia fa lievitare i costi.</p>
<p>Le vasche presentano costi piuttosto variabili, che sono influenzati non solo dalle dimensioni ma anche dal materiale di cui sono fatte. Ecco qualche esempio di prezzi di vasche in polietilene:</p>
<ul>
<li>Vasca da 150 litri: 45-55 euro</li>
<li>Vasca da 200 litri: 70-85 euro</li>
<li>Vasca da 300 litri: 120-140 euro</li>
<li>Vasca da 450 litri: 160-190 euro</li>
</ul>
<p>Le vasche in vetroresina sono più costose di quelle in plastica, e a titolo di esempio i prezzi possono essere:</p>
<ul>
<li>Vasca da 250 litri: 230-260 euro</li>
<li>Vasca da 350 litri: 300-320 euro</li>
<li>Vasca da 450 litri: 370-400 euro</li>
</ul>
<p>I teli in PVC sono venduti a metro quadrato, e in genere per un materiale da 0.5 millimetri di spessore si spendono circa 5-8 euro/m<sup>2</sup>. Acquistando quantità superiori di prodotto, il prezzo tende via via a diminuire; ad esempio un telo in PVC da 4&#215;4 metri costa intorno agli 80-90 euro, mentre un telo da 8&#215;4 metri ha un prezzo di circa 150-170 euro.</p>
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		<title>Graticci per rampicanti (grate)</title>
		<link>http://www.guidaprodotti.com/giardinaggio/graticci-per-rampicanti.html</link>
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		<pubDate>Sun, 06 May 2012 09:13:55 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Giardinaggio]]></category>

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		<description><![CDATA[Avendo a disposizione uno spazio sufficiente e le strutture di sostegno idonee, le piante rampicanti rappresentano la scelta ideale per migliorare l'estetica del proprio giardino. Esistono in commercio diverse tipologie di graticci, ideali per far crescere le specie rampicanti, che potrete trovare descritti in questa guida.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2284" title="Graticci per rampicanti" src="http://www.guidaprodotti.com/immagini/graticci-per-rampicanti.jpg" alt="Graticci per rampicanti" width="533" height="400" /></p>
<h2>Le funzioni dei graticci</h2>
<p>I <strong>graticci per rampicanti</strong> sono costruzioni artificiali, disponibili in materiali diversi, che presentano una tipica struttura reticolare. Questa particolare struttura è l&#8217;ideale per le piante rampicanti che, in natura, crescono verso l&#8217;alto aderendo a substrati come ad esempio tronchi di alberi o rocce. Le piante rampicanti sono in grado perciò di costituire vere e proprie &#8220;pareti verdi&#8221; che proteggono il giardino dagli sguardi indiscreti, oppure di creare zone decorative con macchie di colore. È questo il caso, ad esempio, dei graticciati che si utilizzano a ridosso dei muri di una abitazione o in giardino, sui quali si arrampicano gelsomini o buganvillee.</p>
<p>Con i graticciati, inoltre, è possibile decorare muri, sottotetti o garage, ma anche terrazzi e balconi, celando alla vista luoghi non particolarmente belli da vedersi (ad esempio un muro spoglio o lo spazio sotto ad un balcone). Inoltre i graticci con rampicanti sono ideali per bordare dei gazebo in giardino, oppure l&#8217;area dove si è soliti preparare il barbecue con amici e parenti. Grazie ai graticciati è inoltre possibile ombreggiare muri e strutture della casa, proteggendo l&#8217;interno da sbalzi di temperatura e soprattutto tenendo fresco in estate.</p>
<p>I graticciati sono impiegati comunemente sia per le piante ornamentali che per quelle di interesse produttivo. Molte specie orticole, infatti, sono spontaneamente rampicanti e la loro produzione risulta quantitativamente maggiore (e di qualità superiore) se avviene in zone ben arieggiate e lontane dal terreno, con la sua umidità ed i parassiti sempre in agguato.</p>
<h2>Materiali utilizzati e caratteristiche</h2>
<p>Poiché la natura, nel corso dell&#8217;evoluzione, ha selezionato le piante rampicanti per aderire in modo efficiente ai più diversi substrati, i graticciati non sono strutture particolarmente complesse né dotate di particolari soluzioni tecniche. Sono, a tutti gli effetti, dei semplici supporti che vengono posizionati in modo verticale oppure obliquamente, fissandoli con opportuni sistemi (chiodi, ganci, corde…).</p>
<p>I materiali più utilizzati per i graticci sono il legno ed il metallo, e in alcuni casi – per rispondere ad esigenze di budget e di leggerezza della struttura – anche in plastica (come ad esempio il PVC). Ecco alcuni dei principali materiali utilizzati e delle relative caratteristiche:</p>
<ul>
<li><strong>ferro battuto</strong>: si tratta di strutture pesanti e che perciò necessitano di un ancoraggio robusto. Offrono il vantaggio di poter essere realizzati su misura, nonché una notevole resistenza ai carichi ed una lunghissima durata. Per contro, sono abbastanza costosi e non sempre adatti dal punto di vista estetico, soprattutto per i giardini meno formali;</li>
<li><strong>legno</strong>: molto belli da vedersi sono i graticciati in legno naturale, opportunamente trattato con vernici idrorepellenti e protettive. Si tratta di strutture eleganti ma anche piuttosto pesanti e costose, e che con il tempo tendono inevitabilmente a deteriorarsi;</li>
<li><strong>vimini</strong>: sono graticciati molto leggeri, che inoltre presentano ottime caratteristiche quali flessibilità ed economicità. Non possono comunque essere utilizzati per sostenere piante particolarmente pesanti, e vanno incontro ad un degrado naturale col passare del tempo;</li>
<li><strong>plastica</strong>: questi graticci sono molto leggeri, ma al tempo stesso resistenti; ne esistono di forme e colori molto diversi, e sono tra i più economici in assoluto. Chiaramente si tratta di soluzioni che non sempre sono soddisfacenti dal punto di vista estetico;</li>
</ul>
<h2>Le principali specie rampicanti</h2>
<p>Tra le piante ornamentali che meglio si adattano alla crescita sui graticciati, troviamo ad esempio:</p>
<ul>
<li>Buganvillea</li>
<li>Glicine</li>
<li>Rose</li>
<li>Bignonia</li>
<li>Clematide</li>
<li>Gelsomino</li>
<li>Dipladenia allamanda</li>
<li>Edera</li>
<li>Akebia quinata</li>
<li>Fiore di porcellana (<em>Hoya carnosa</em>)</li>
<li>Caprifoglio del Giappone (<em>Lonicera japonica</em>)</li>
<li>Passiflora</li>
<li>Susanna dagli occhi neri (<em>Thunbergia alata</em>)</li>
<li>Vite canadese (<em>Ampelopsis vietchii</em>)</li>
<li>Falso gelsomino (<em>Trachelospermum jasminoides</em>)</li>
<li>Kiwi ornamentale (<em>Actinidia kolomikta</em>)</li>
</ul>
<p>Le specie orticole prettamente rampicanti sono invece rappresentate da:</p>
<ul>
<li>Pomodori e pomodorini</li>
<li>Cetrioli</li>
<li>Fagiolini</li>
<li>Piselli</li>
<li>Zucchine</li>
</ul>
<p>Prima di acquistarla o di metterla a dimora in giardino, è importante sapere se una specie è rampicante oppure no. Solo in questo modo, infatti, sarà possibile assicurarle uno sviluppo ideale mettendole a disposizione un graticciato sul quale arrampicarsi.</p>
<h2>La scelta del graticcio adatto</h2>
<p>Sui siti internet specializzati in giardinaggio e sui cataloghi dei produttori è possibile trovare un&#8217;ampia varietà di graticciati che differiscono tra loro per materiali, forme, dimensioni, colori ed altre caratteristiche costruttive. Come scegliere il più adatto alle proprie esigenze? Ecco alcuni consigli.</p>
<ul>
<li>Il materiale di cui è fatto il graticciato influenza notevolmente il suo prezzo, pertanto per risparmiare si consiglia di ricorrere a modelli in plastica o PVC. Se invece si prevede che i rampicanti saranno particolarmente pesanti, o si intende dare un tocco elegante al proprio spazio verde, la scelta dovrebbe ricadere su graticciati in legno o ferro battuto.</li>
<li>La dimensione e la forma dei riquadri del graticciato è molto importante ai fini della scelta: in commercio si possono trovare strutture con una griglia quadrata, a rombo o rettangolare. In genere si preferiscono i graticciati rombici per garantire una migliore copertura da parte del rampicante, che è in grado di &#8220;riempire&#8221; meglio gli spazi vuoti.</li>
<li>Oltre ai graticciati in vendita presso la grande distribuzione, prodotti in serie a livello industriale, molti artigiani sono in grado di realizzarne su misura. Si tratta di arredi per il giardino che in questo caso possono essere piuttosto costosi, ma che senza dubbio saranno personalizzati sino all&#8217;ultimo dettaglio.</li>
<li>Molto utili sono i cosiddetti graticci &#8220;a fisarmonica&#8221;, in genere realizzati in leghe di metallo leggero, che possono essere aperti o chiusi in base allo spazio da coprire. In sostanza si tratta di strutture simili a grossi pantografi, dotati di riquadri dalla tipica conformazione a rombo.</li>
</ul>
<p>Per quanto riguarda i prezzi, la forbice è piuttosto ampia e ovviamente varia in funzione dei materiali utilizzati e delle dimensioni del graticcio. Per quelli di dimensioni ridotte, in lega metallica o in altri materiali economici (es. PVC o vimini) si parla di poche decine di euro di spesa; i graticci in ferro battuto sono invece molto più costosi, con prezzi anche di diverse centinaia di euro per quelli prodotti artigianalmente.</p>
<p>In ogni caso si consiglia di non cercare il risparmio a tutti i costi, dal momento che materiali meno costosi tenderanno anche a rovinarsi prima. Meglio quindi acquistare graticci resistenti e durevoli nel tempo, dal momento che una volta che la pianta li avrà &#8220;colonizzati&#8221; la loro sostituzione sarà praticamente impossibile.</p>
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		<title>Formaggio magro</title>
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		<pubDate>Mon, 23 Apr 2012 19:44:37 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Alimenti]]></category>

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		<description><![CDATA[Il formaggio è un importante elemento nell'alimentazione umana perché ricco di proteine, vitamine e sali minerali; si tratta, tuttavia, di un prodotto che contiene molti grassi, e per questo motivo non tutti possono cibarsene. I formaggi magri vengono incontro alle esigenze di chi ha problemi di salute o è sovrappeso, ma anche di quelli che non vogliono rinunciare alla linea e alla leggerezza: in questa guida approfondiremo la tematica riguardante il formaggio magro.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2277" title="Formaggio magro" src="http://www.guidaprodotti.com/immagini/formaggio-magro.jpg" alt="Formaggio magro" width="520" height="350" /></p>
<h2>Il formaggio e i grassi alimentari</h2>
<p>Il benessere e la salute sono senza dubbio il riflesso di una corretta alimentazione quotidiana, ed i grassi introdotti con i cibi rappresentano un aspetto molto importante. Ormai si è ben consapevoli che un eccesso di lipidi nell&#8217;alimentazione può, a lungo andare, causare gravi problemi di salute come ad esempio l&#8217;insorgenza di sovrappeso ed obesità, la maggior predisposizione allo sviluppo di malattie dell&#8217;apparato cardiovascolare ed una aumentata incidenza di tumori soprattutto legati all&#8217;apparato digerente.</p>
<p>I grassi, sebbene spesso additati come nemici &#8220;assoluti&#8221; della salute e della linea, sono in realtà componenti irrinunciabili della nostra alimentazione. Queste molecole infatti favoriscono l&#8217;assorbimento delle vitamine liposolubili (A, D, E, K) indispensabili per il benessere del nostro organismo, nonché dei carotenoidi, importanti pigmenti ad azione antiossidante.</p>
<p>La parola d&#8217;ordine deve essere la moderazione, specialmente quando si parla di formaggi: troppi grassi fanno male, ma anche troppo pochi. Le linee guida nutrizionali affermano che le quantità di lipidi da assumere a livello giornaliero variano sensibilmente da persona a persona a seconda di fattori come il sesso, l&#8217;età e lo stile di vita. Indicativamente in ciascun individuo adulto, in buona salute e dallo stile di vita non eccessivamente attivo l&#8217;apporto calorico giornaliero derivante dai grassi dovrebbe rappresentare circa il 20 – 25% del totale, percentuale che può salire sino ad un massimo del 35% per i soggetti che praticano una intensa attività fisica sia per motivi lavorativi che sportivi. Questo significa che, ad esempio, con un fabbisogno giornaliero di 2000 kcal almeno 400-500 di esse dovrebbero essere garantite dai grassi, cui corrispondono circa 46-65 grammi di lipidi al giorno.</p>
<p>Il formaggio, dal punto di vista alimentare, rientra nella categoria del latte e dei suoi derivati. Secondo quanto affermato dall&#8217;INRAN (<em>Istituto Nazionale per la Ricerca sugli Alimenti e sulla Nutrizione</em>), nell&#8217;ambito di una dieta varia, equilibrata e sana dovrebbero essere consumate non più di due o tre porzioni di formaggi alla settimana.</p>
<h2>Grasso e colesterolo nel formaggio</h2>
<p>Il formaggio viene prodotto a partire dal latte di diverse specie di mammiferi: senza dubbio il più diffuso è quello che deriva dal latte di vacca, anche se non mancano naturalmente i formaggi di latte di bufala, di capra e di pecora.</p>
<p>Il latte vaccino intero contiene una percentuale di grassi pari al 3.5 – 4%, in quello parzialmente scremato i lipidi si assestano sull&#8217;1.5 – 1.8%, mentre nel latte scremato questa percentuale scende allo 0.1 – 0.5%. Nel latte di capra i grassi rappresentano il 4.8 – 5% del totale, in quello di pecora sono circa il 7% mentre quello di bufala è il più ricco di grassi in assoluto, contenendo circa l&#8217;8.5% di lipidi.</p>
<p>Per avere un&#8217;idea dell&#8217;influenza del grasso sulle calorie contenute nei formaggi, basta ricordare che un grammo di lipidi apporta circa 9 kcal. A parità di stagionatura (e di quantità di acqua contenuta nel formaggio), si può affermare a grandi linee che i formaggi di latte vaccino siano in genere meno calorici rispetto a quelli ottenuti da altre specie.</p>
<p>Il panorama dei formaggi è davvero sterminato, e la cosa non stupisce dal momento che si tratta di un alimento che accompagna da millenni la storia dell&#8217;uomo. Una cosa, tuttavia, accomuna tutti i formaggi del mondo: il loro contenuto in grassi è molto superiore rispetto a tutte le altre fonti di proteine animali. Mediamente, infatti, 100 grammi di uovo contengono 8.5 grammi di grassi, la trota ne contiene 3, il merluzzo meno di un grammo, la fesa di vitellone circa 4 g e la lonza di maiale non più di 5 o 6 g.</p>
<p>I formaggi meno grassi, tanto per fare un paragone, contengono almeno 20 grammi di lipidi ogni 100 totali: è questo il caso ad esempio della mozzarella, tanto propagandata nelle diete ipocaloriche ma comunque caratterizzata da una frazione di grassi non irrilevante.</p>
<h2>Il problema del colesterolo</h2>
<p>Nel formaggio sono contenute quantità di colesterolo non indifferenti: queste molecole, come ben si sa, sono potenzialmente dannose per la salute dal momento che possono causare patologie anche gravi a livello del sistema cardiocircolatorio. È bene però ricordare che, nonostante venga additato come una sostanza nemica della salute, in realtà il colesterolo è una molecola di importanza fondamentale per diversi motivi. Innanzitutto nell&#8217;organismo è un precursore di vitamine liposolubili e di ormoni steroidei, senza dimenticare il suo ruolo chiave nei processi di funzionamento della cellula. In sostanza, il colesterolo è un componente fondamentale quando presente a livelli fisiologici, mentre può risultare dannoso quando invece le sue quantità nell&#8217;organismo sono eccessive.</p>
<p>Secondo quanto riportato dai più autorevoli enti che si occupano di sana alimentazione, per evitare di incorrere in rischi sulla salute l&#8217;assunzione giornaliera di colesterolo non dovrebbe superare i 300 milligrammi. Tanto per intenderci, 100 grammi di formaggio apportano circa 70 mg di colesterolo per il Gorgonzola, 90 mg per il Pecorino Romano e circa 110 mg per il Grana Padano. Anche i formaggi magri, sono pur sempre ricchi in colesterolo: sempre riferito ad una quantità di 100 grammi, ce ne sono 45 mg nella mozzarella di latte vaccino, 50 mg nei comuni formaggi morbidi spalmabili e 55 mg nella crescenza.</p>
<p>Il contenuto in colesterolo nei formaggi è influenzato dalle caratteristiche del latte di partenza, ovvero dalla specie animale di provenienza e dal fatto che esso sia stato privato di parte dei grassi o no prima della caseificazione. Inoltre i formaggi freschi e ricchi di acqua contengono in proporzione meno colesterolo rispetto a quelli stagionati, dove le sostanze sono maggiormente concentrate.</p>
<p>I formaggi magri sono caratterizzati in genere anche da un minore tenore di colesterolo, e questo è senza dubbio un aspetto importante soprattutto per chi ha problemi di ipercolesterolemia sanguigna ma non vuole rinunciare al piacere di un po&#8217; di formaggio sulla propria tavola.</p>
<h2>I formaggi magri esistono?</h2>
<p>Probabilmente vale la pena ricordare che il formaggio è buono proprio perché un alimento grasso: è infatti la frazione lipidica a conferire al prodotto le sue caratteristiche organolettiche distintive. Parlare di formaggio magro significa riferirsi ad un prodotto che, oltre alla frazione lipidica, viene privato anche di altre qualità come il sapore, la cremosità e la morbidezza.</p>
<p>Alcuni formaggi magri sono ottenuti dalla cagliata di latte scremato, ovvero un latte dal quale è stata interamente allontanata la frazione lipidica, alla quale vengono aggiunti altri ingredienti. Si tratta di prodotti sicuramente più leggeri, ma che per &#8220;assomigliare&#8221; ai loro corrispettivi maggiormente calorici devono essere addizionati di una serie di ingredienti come ad esempio concentrati o estratti di proteine del latte, creme del latte, addensanti (come carragenina e farina di semi di carrube) ed altre sostanze che servono a conferire al latticino cremosità e sapidità.</p>
<p>Nonostante tutto, un formaggio magro in senso stretto (ovvero completamente privo di grassi) non esiste: una frazione lipidica infatti è sempre presente nel prodotto. Un esempio sono i latticini spalmabili &#8220;light&#8221; che mediamente contengono il 10 – 12% di grassi rispetto al 26 – 28% della versione classica. Un taglio significativo alle calorie, dunque, ma pur sempre una tipologia di prodotto che apporta una quantità non indifferente di grassi.</p>
<p>Quelli che vengono ritenuti i formaggi magri per eccellenza, come ad esempio la ricotta, le cagliate magre ed i fiocchi di latte, non sono in realtà dei veri e propri formaggi. Per definizione, infatti un &#8220;formaggio&#8221; è ottenuto solo dalla cagliata del latte, mentre i prodotti di cui sopra sono ottenuti dal siero del latte. Questo siero, detto anche latticello, altro non è che la frazione del latte che rimane in seguito alla coagulazione della cagliata. Nel siero residuo la maggior parte dei grassi e delle proteine è stato allontanato, perciò non stupisce che i prodotti che ne derivano siano caratterizzati da un contenuto lipidico inferiore rispetto ai formaggi in senso stretto.</p>
<h2>Formaggi light</h2>
<p>Dando per scontato che ogni volta che si opta per il consumo di un formaggio – sia esso &#8220;light&#8221; oppure no – se ne accetta implicitamente il contenuto di grassi, è certamente possibile dare qualche consiglio utile per una scelta consapevole.</p>
<p>Sul mercato sono disponibili molte versioni &#8220;light&#8221; di formaggi tradizionali come, ad esempio, i tipici formaggi spalmabili, la crescenza, la mozzarella e molti altri ancora. Anche se non è propriamente un formaggio, anche della ricotta esistono tipologie a ridotto contenuto di grassi.</p>
<p>Oltre alle versioni &#8220;alleggerite&#8221;, molti formaggi presentano naturalmente un tenore di grassi che, se confrontato con il panorama generale, colloca questi prodotti in una fascia relativamente bassa. È questo, ad esempio, il caso di formaggi come la mozzarella di latte vaccino (circa il 20% di grassi), mentre la mozzarella di bufala è ben più calorica (25 grammi di lipidi ogni 100 g). Fra i formaggi meno calorici troviamo in genere quelli spalmabili e contenenti molta acqua.</p>
<p>Pur non essendo veri e propri formaggi, ottimi prodotti in grado di apportare proteine, sali minerali e vitamine a fronte di un contenuto accettabile di grassi sono ad esempio i fiocchi di latte (7 grammi di grasso su 100), la ricotta vaccina (11 g), quella di pecora (12 g) e quella di bufala (17 g).</p>
<p>Consumare un formaggio contenente pochi grassi è certamente una scelta che va nella direzione giusta per quanto riguarda la tutela della propria salute. Non bisogna infatti dimenticare che i grassi contenuti nel formaggio, oltre ad essere presenti in quantità non trascurabili, per la maggior parte appartengono anche al gruppo di quelli saturi. Ciò significa che, a differenza dei grassi insaturi tipici degli oli vegetali e del pesce, i lipidi contenuti nei prodotti lattiero-caseari sono potenzialmente dannosi per l&#8217;organismo in quanto tendono ad aumentare i livelli di colesterolo &#8220;cattivo&#8221; (LDL, <em>Low Density Lipoprotein</em>) nel sangue.</p>
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		<title>Lampada di emergenza</title>
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		<pubDate>Wed, 18 Apr 2012 14:36:22 +0000</pubDate>
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				<category><![CDATA[Casa]]></category>

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		<description><![CDATA[La lampada di emergenza è, per legge, obbligatoria nei luoghi pubblici e di lavoro, eppure può rappresentare un aiuto prezioso anche in case ed appartamenti privati. In questa guida si parlerà di lampade di emergenza e relative funzioni, e della loro installazione domestica.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2243" title="Lampada di emergenza" src="http://www.guidaprodotti.com/immagini/lampada-di-emergenza.jpg" alt="" width="600" height="357" /></p>
<h2>A cosa serve</h2>
<p>Capita che, talvolta, a causa di una improvvisa interruzione di energia elettrica la casa possa sprofondare improvvisamente nel buio. In queste situazioni imprevedibili, se esse si verificano nelle ore serali o notturne, ci si può trovare in difficoltà a causa dell&#8217;impossibilità di vedere. Le lampade di emergenza, intese come parte integrante dell&#8217;impianto elettrico esistente, rappresentano un validissimo ausilio per superare questi improvvisi blackout.</p>
<p>Le apparecchiature per la cosiddetta &#8220;illuminazione di emergenza&#8221; sono regolamentate da leggi e normative specifiche che ne impongono l&#8217;installazione all&#8217;interno dei luoghi di lavoro e negli ambienti interessati da attività del settore terziario. Questi impianti sono progettati per entrare automaticamente in funzione quando, per un qualsiasi motivo, viene a mancare l&#8217;illuminazione ordinaria.</p>
<p>Secondo le prescrizioni di legge, questi apparecchi devono rispondere a specifici requisiti e fornire una sufficiente illuminazione tale da garantire l&#8217;incolumità delle persone. Inoltre queste lampade devono segnalare efficacemente le vie di esodo e le uscite di sicurezza, mettere in risalto i passaggi potenzialmente pericolosi (es. gradini, ostacoli, sporgenze…) ed evitare che, a causa del buio improvviso, si possano scatenare attacchi di panico soprattutto negli ambienti sovraffollati.</p>
<p>Pur non essendo obbligatoria l&#8217;installazione di questi dispositivi nei luoghi privati, sempre più persone richiedono l&#8217;inclusione di un adeguato impianto di illuminazione di emergenza già in fase di costruzione o ristrutturazione di una casa. La presenza di tali sistemi è infatti in grado di garantire un miglior livello di sicurezza in casa, utile soprattutto in presenza di anziani o bambini.</p>
<h2>Soluzioni per l&#8217;illuminazione di emergenza</h2>
<p>Numerose sono le ditte che operano sul mercato proponendo i loro prodotti per l&#8217;illuminazione di emergenza, sia nei luoghi pubblici o produttivi che in quelli prettamente residenziali. In quest&#8217;ultimo caso, le lampade di emergenza permettono un migliore comfort e sicurezza della casa, accendendosi automaticamente se la corrente dovesse venire a mancare.</p>
<p>L&#8217;autonomia delle lampade di emergenza è variabile, ma comunque piuttosto ampia: si va in genere da una a tre ore. Pertanto, le lampade di emergenza sono in grado si sopperire efficacemente all&#8217;illuminazione tradizionale sino al ripristino dell&#8217;energia elettrica.</p>
<p>Le lampade di emergenza tipicamente vengono montate a parete; in alternativa, è possibile usufruire di soluzioni ad incasso che permettono un risparmio di spazio e rendono più discreta la presenza di questi sistemi. In genere i sistemi di illuminazione sono installati nelle medesime ubicazioni degli apparecchi di comando e di derivazione. Alcune lampade di emergenza, inoltre, possono essere estratte dal loro alloggiamento ed utilizzate in caso di blackout al pari di una torcia elettrica portatile.</p>
<p>Le lampade di emergenza vengono di solito posizionate in salotto, in cucina, in camera da letto, nella stanza da bagno o lungo le scale, in modo tale da poter illuminare i luoghi più importanti dell&#8217;abitazione. Molto utili sono anche le lampade in garage e lungo i muri esterni della casa, che oltretutto si possono attivare nell&#8217;eventualità in cui malintenzionati dovessero togliere la corrente all&#8217;edificio.</p>
<h2>Come montare la lampada di emergenza</h2>
<p>Le lampade di emergenza possono essere installate da montatori professionisti o elettricisti, ma nulla toglie che con un minimo di attrezzatura si possa procedere anche al montaggio fai da te. È sempre utile, in questo caso, farsi aiutare da un&#8217;altra persona.</p>
<p>Una volta acquistata la lampada più indicata per le proprie esigenze, si deve scegliere il luogo nel quale montarla e con un metro individuare il punto esatto del muro al quale fissarla. Con una matita si segna sulla parete il luogo nel quale praticare i fori per l&#8217;ancoraggio, procedendo poi con un trapano per la loro realizzazione. Nei fori si devono inserire gli stop a muro e successivamente fissarvi la lampada collegandola direttamente alla più vicina presa di corrente oppure con l&#8217;ausilio di una prolunga. Per un lavoro ben fatto, più discreto, si può anche far passare un filo elettrico all&#8217;interno del muro oppure lungo gli angoli della stanza o il battiscopa. Nel caso invece si optasse per modelli da incasso è importante farsi aiutare da un esperto, dal momento che bisogna praticare nel muro un foro per l&#8217;alloggiamento della cassetta murata.</p>
<p>Periodicamente, inoltre, bisogna provvedere al controllo delle batterie della lampada di emergenza che dopo qualche anno potrebbero non funzionare più a dovere. In questo caso bisogna sostituirle, utilizzando un cacciavite per aprire l&#8217;alloggiamento che le contiene. Le batterie esaurite devono essere poi conferite presso un&#8217;isola ecologica per il loro corretto smaltimento.</p>
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		<title>Diventare Personal trainer</title>
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		<pubDate>Wed, 04 Apr 2012 21:48:44 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Lavoro]]></category>

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		<description><![CDATA[Quella del personal trainer è una figura molto importante nell'ambito dell'attività sportiva e del fitness. Si tratta infatti di un professionista in grado di seguire passo passo il cliente verso il raggiungimento dei suoi obiettivi personali, basando i suoi programmi di allenamento su competenze acquisite mediante appositi corsi di formazione.]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><img class="alignnone size-full wp-image-2226" title="Diventare personal trainer" src="http://www.guidaprodotti.com/immagini/diventare-personal-trainer.jpg" alt="" width="600" height="401" /></p>
<h2>Caratteristiche di un personal trainer</h2>
<p>Il personal trainer è un professionista del settore del fitness che lavora in stretto contatto con il proprio cliente allo scopo di fornirgli un supporto personalizzato sia tecnico che motivazionale. Sono infatti molte le persone alle quali non basta iscriversi in palestra e ricevere qualche sporadico consiglio dal personale che lavora in sala, ma che sentono la necessità di sentirsi più seguiti. Il personal trainer è in grado di sviluppare un programma di allenamento mirato al raggiungimento degli obiettivi specifici che il cliente si è prefissato.</p>
<p>Questi obiettivi possono essere molto diversi da persona a persona. Ad esempio alcuni clienti si rivolgono ad un personal trainer per perdere peso e raggiungere una forma fisica più tonica e snella; è questo il caso di molte clienti di sesso femminile. Fra gli uomini, una motivazione piuttosto comune – oltre a quella del dimagrimento – è lo sviluppo di grandi masse muscolari per ottenere un corpo scolpito e dall&#8217;aspetto attraente. Il personal trainer è molto utile anche nel caso di persone che praticano attività sportive, sia a livello amatoriale che professionistico, e che necessitano di una preparazione mirata basata su programmi di allenamento personalizzati.</p>
<p>Il personal trainer è in grado di sottoporre il proprio cliente a una valutazione funzionale, che rappresenta il primo passo per conoscere la forma fisica e le prestazioni del soggetto. Questo aspetto è di basilare importanza dal momento che, valutando in modo approfondito e metodico le caratteristiche del cliente, è possibile strutturare un piano di allenamento in grado di colmare le lacune presenti e migliorare progressivamente le prestazioni e l&#8217;aspetto fisico.</p>
<h2>Le attività del personal trainer</h2>
<p>Il personal trainer lavora fianco a fianco con il proprio cliente e questo rappresenta un importantissimo stimolo dal punto di vista motivazionale. Accade infatti molto spesso che le persone si iscrivano in palestra ma poi rapidamente perdano il loro entusiasmo iniziale perché si allenano da sole, senza essere particolarmente seguite se non nel caso di istruttori di sala particolarmente solerti. In questo caso i tassi di abbandono sono molto alti. Avere invece accanto a sé una persona competente che segue passo passo gli allenamenti è un continuo stimolo nell&#8217;impegno e nel &#8220;fare bene&#8221;, e oltretutto invoglia alla frequentazione della palestra.</p>
<p>Fra le attività del personal trainer non vi è solo il seguire il cliente dal punto di vista tecnico e dell&#8217;esecuzione dei movimenti, ma anche e soprattutto un supporto per quanto riguarda gli aspetti emotivi e motivazionali. Un buon personal trainer è in grado di stimolare il cliente, invogliarlo all&#8217;impegno ed alla costanza e fidelizzarlo nella frequentazione della palestra.</p>
<p>Oltre a questo, il lavoro del personal trainer si concentra anche su aspetti non direttamente correlati con l&#8217;attività fisica, come ad esempio lo stile di vita della persona. Può infatti accadere che una attività fisica di buon livello venga poi vanificata da stili di vita non salutari e poco consoni con il concetto di &#8220;star bene&#8221;. Ecco che dunque il personal trainer è in grado di fornire utili consigli e indicazioni di massima per quanto riguarda ad esempio l&#8217;alimentazione, che rappresenta il presupposto fondamentale per il conseguimento degli obiettivi legati alla forma fisica.</p>
<h2>Requisiti fondamentali</h2>
<p>Molte persone si &#8220;spacciano&#8221; per personal trainer, senza tuttavia averne alcun diritto. Questa attività professionale infatti non si improvvisa, ma è basata sullo studio approfondito di tutto quel che riguarda gli aspetti fisici, biologici e prettamente tecnici connessi con l&#8217;attività sportiva. Anche se molto si può imparare dall&#8217;esperienza diretta nel campo del fitness, è bene diffidare da chi non è in possesso di un attestato di formazione specifico dal momento che non ci sono garanzie sul suo livello di preparazione teorico.</p>
<p>Solitamente i personal trainer sono in possesso di un diploma dell&#8217;ISEF (che una volta era l&#8217;Istituto Superiore di Educazione Fisica), che attualmente è stato sostituito dalla facoltà di Scienze Motorie. Questi diplomati o laureati hanno seguito un ulteriore corso di specializzazione oppure un master legato alle scienze dello sport. Non è però un requisito indispensabile possedere una laurea nel settore: si può diventare personal trainer anche dopo aver frequentato un corso specifico, ad esempio relativo ad una particolare disciplina sportiva. È questo il caso, ad esempio, di istruttori di nuoto, tennis, arti marziali, pilates, pesistica, e così via.</p>
<p>Oltre allo specifico attestato formativo, il personal trainer dovrebbe essere in possesso anche di un certificato di partecipazione ad un corso di primo soccorso e rianimazione, dal momento che durante un allenamento potrebbe sempre verificarsi una situazione di emergenza per il cliente.</p>
<p>Non deve mancare al personal trainer, infine, anche una buona base medico-scientifica riguardante elementi di fisiologia e di funzionamento del corpo umano, che comprenda anche uno studio accurato delle eventuali patologie che potrebbe presentare il cliente. Non di rado, infatti, chi sente la necessità di farsi seguire da un personal trainer è una persona che soffre di un qualche problema di salute (es. scoliosi, dorso curvo, osteoporosi, problemi articolari, e così via) che quindi ha bisogno di una preparazione atletica su misura che tenga conto delle sue difficoltà e, magari, possa aiutare a migliorare la sua qualità di vita.</p>
<h2>Formazione per diventare un personal trainer</h2>
<p>Se si prova a cercare su un qualsiasi motore di ricerca qualche informazione riguardo ai corsi per diventare personal trainer, si potrebbe rimanere stupiti dal grandissimo ventaglio di opzioni disponibili. Non tutte, però, si equivalgono: fra i molti percorsi formativi, solo alcuni meritano di essere presi in considerazione per la loro serietà.</p>
<p>Un requisito importante – ma non indispensabile – è il diploma ISEF oppure la laurea in Scienze Motorie. In aggiunta a questo, prima di scegliere un ulteriore corso di formazione è indispensabile informarsi sull&#8217;organizzazione che vi sta dietro: non sempre un corso che di facciata appare valido e ben strutturato in realtà corrisponde poi al profilo tecnico lasciato intendere. È bene fidarsi solo delle organizzazioni che da anni operano nel settore, invece che di nuove realtà dalle origini indubbie e che sfruttano magari immagini di testimonial famosi per attirare iscrizioni.</p>
<p>L&#8217;organizzazione che si occupa della formazione dovrebbe essere possibilmente conosciuta a livello italiano, meglio ancora se sul piano internazionale: in questo modo si ha la certezza della serietà e della professionalità della struttura.</p>
<p>Una buona scuola di formazione dovrebbe essere organizzata, o perlomeno, essere riconosciuta dal CONI (Comitato Olimpico Nazionale Italiano) che, nel nostro Paese, rappresenta il più alto punto di riferimento della pratica sportiva. Attenzione, però, perché il fatto di essere una scuola &#8220;riconosciuta&#8221; non necessariamente significa che i corsi erogati siano di elevato livello: una società può infatti avere conseguito il riconoscimento per meriti sportivi che nulla hanno a che vedere con i meriti didattici.</p>
<p>Una volta individuata un&#8217;organizzazione che si distingue dalle altre per serietà e competenza, bisogna informarsi sulle caratteristiche del corso e sulla sua qualità dal punto di vista didattico. Prima di iscriversi è quindi bene esaminare con attenzione l&#8217;offerta formativa del corso che, per essere serio e valido, deve abbracciare molti diversi aspetti.</p>
<p>Gli argomenti affrontati del corso devono essere molti, spaziare in un&#8217;ottica a 360° e comprendere elementi di biologia, anatomia umana, fisiologia, metabolismo, ai quali accostare tematiche più &#8220;tecniche&#8221; rappresentate da pianificazione degli allenamenti, modalità di sviluppo delle qualità dell&#8217;individuo (es. forza, velocità, resistenza, potenza, ipertrofia…), metodologie di allenamento, qualità e quantità dei carichi di lavoro, unitamente ad elementi per la valutazione funzionale cui ricorrere prima, durante e dopo l&#8217;attuazione dei piani di allenamento.</p>
<p>Va da sé che, per affrontare con dovizia di particolari tutte queste complesse tematiche, un corso per diventare personal trainer non si può esaurire nel giro di poche lezioni. Più sono gli argomenti contemplati dal programma e più il corso si prolungherà nel tempo. Solitamente è bene diffidare dai corsi si durata inferiore ai 10 incontri: una preparazione teorica di un certo livello dovrebbe durare almeno 15-20 lezioni. Alcune scuole offrono addirittura dei corsi online per studiare da casa: ecco un buon motivo per scartarle. Non si può infatti paragonare nel modo più assoluto uno studio &#8220;fai da te&#8221; con le spiegazioni di un insegnante cui chiedere consigli e porre domande.</p>
<h2>Gli esami e l&#8217;aggiornamento</h2>
<p>Dopo aver seguito le lezioni teoriche e pratiche contemplate nel programma del corso, i candidati devono superare un esame finale nel quale dimostrare di aver appreso e di saper padroneggiare le informazioni ricevute. Solitamente per essere ammessi a questo esame bisogna aver frequentato un numero minimo di ore (in genere l&#8217;80% del totale).</p>
<p>Nel caso di scuole &#8220;serie&#8221; l&#8217;esame è tutt&#8217;altro che una passeggiata: si tratta solitamente di una prova scritta cui segue una dimostrazione pratica; in alcuni casi viene anche richiesto di portare una tesina su un argomento a scelta, e di aver frequentato un tirocinio pratico presso una palestra o un&#8217;organizzazione sportiva durante la frequentazione del corso.</p>
<p>Una volta conseguita la qualifica di personal trainer, non si smette certo di studiare. Comincia infatti la parte più difficile, ma anche più stimolante, che consiste nell&#8217;affrontare situazioni &#8220;vere&#8221; e clienti &#8220;veri&#8221;, imparando ad approcciarsi e ad allargare sempre di più le proprie competenze. Nei primi periodi, per imparare si consiglia di affiancarsi a un personal trainer esperto.</p>
<p>Le organizzazioni serie obbligano i personal trainer a seguire corsi di aggiornamento periodici (ad esempio una o due volte all&#8217;anno) che consentono di mantenersi sempre al passo con le ultime novità e di rivedere le tematiche già note. Questi corsi di aggiornamento rappresentano una garanzia di serietà: può anche accadere che l&#8217;organizzazione rimuova dal suo albo il nominativo dei personal trainer che, una volta conseguito il titolo, non frequentano gli aggiornamenti obbligatori.</p>
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