Piante grasse

18 aprile, 2014

Le piante grasse si presentano a noi nella loro infinita variabilità di forma e grandezza, da quelle piccole come sassolini di fiume a quelle enormi e alte, tipiche dei più degni e famosi scenari da film western.

La cura delle piante grasse è abbastanza semplice da gestire anche per coloro che non hanno il “pollice verde” poiché le richieste e le necessità sono molto limitate, quindi la coltivazione di queste buffe creature non è così tanto difficile.

Caratteristiche generali e habitat

Le famiglie botaniche di riferimento, per le piante grasse, sono davvero numerose e risulta un’impresa elencarle tutte. Le piante grasse hanno delle peculiarità che le accomunano, ad esempio l’habitat; risaputamente avverso, arido, caldo, soleggiato e poco ospitale, infatti, spesso crescono nei deserti, sulla superficie di rocce e massi a picco su gole montagnose assolate.

Le foglie per adattarsi si trasformano in spine, il fusto è il vero e proprio soggetto attivo della fotosintesi clorofilliana. Si tratta di piante il cui adattamento è riscontrabile anche dalla particolare e originale morfologia, dalla riduzione dei processi respiratori, dalla capacità di incamerare una grande riserva di acqua per far fronte ai lunghi periodi di siccità.

Le piante grasse ben si adattano alla comoda vita in appartamento, in questo caso è necessario rispettare le loro poche e semplici esigenze e non commettere degli errori che potrebbero compromettere la vita di questa interessante forma vegetale.

Le piante grasse in casa, crescono a una velocità diversa rispetto al loro habitat naturale, basti pensare ad alcuni tipi di Agave, che sulle coste della Sardegna o della Toscana, arrivano ad altezze superiori ai 15 metri.

E’ possibile coltivarle in vaso e creare una vera e propria collezione sul proprio davanzale e quando arriva la bella stagione, si possono trasferire all’aperto, in giardino o sul terrazzo. Tra le specie più diffuse nei nostri appartamenti:i Cactus, le Crassule, le Agavi, le Portulacaceae e molte altre.

Per ciò che concerne la loro origine, si spazia dall’Africa, dall’Asia, da alcune parti dell’Europa, dai deserti dell’America ecc, la loro bellezza è proprio anche legata alla zona di provenienza che le conferisce determinate caratteristiche di sviluppo e di fioritura.

Molti pensano che le piante grasse siano al pari degli alberi sempre verdi, senza fiori, questo è profondamente e concettualmente sbagliato, infatti, queste piante non solo fioriscono ma possono letteralmente meravigliare con i loro inaspettati e inattesi fiori, dai colori brillanti e dalle forme fantasiose e uniche.

Certamente per vedere le piante grasse fiorite come, già anticipato, è necessario permettere loro un habitat corretto, e le giuste attenzioni.

Coltivazione

Le piante grasse, sono fondamentalmente piante molto robuste, che ben tollerano le alte temperature, il sole cocente, l’afa, e sono particolarmente clementi verso le nostre dimenticanze, insomma se ci dimentichiamo di annaffiarle, ci sapranno perdonare, l’importante è non farlo spesso!

Ci sono però delle particolari condizioni ambientali che proprio hanno difficoltà a tollerare ad esempio, la poca o scarsa luce, le temperature molto basse (guai a dimenticarle sul terrazzo in inverno!) patiranno moltissimo e si rischierà di perderle inesorabilmente. Vediamo insieme quali indicazioni seguire per la coltivazione delle piante grasse.

La temperatura minima che riescono a sopportare è 5°C, ma non fatele andare al di sotto, quindi ecco quali devono essere i parametri da tener sempre presenti per farle crescere bene e armoniosamente.

Per ciò che concerne la temperatura, come anticipato non dovrebbe mai essere troppo bassa, ma neanche eccessivamente alta, attenzione alle gelate invernali, non dimenticatele sul balcone senza per lo meno proteggerle dentro una serra, meglio dunque proteggerle all’interno della vostra dimora. Per la luce, questa dev’essere diffusa e presente per una buona parte della giornata.

L’acqua è un elemento importante, ma a differenza di altre piante, meno necessario, infatti, riescono a sopportare in natura anche periodi lunghi senza una goccia di acqua, per poi magari riceverne consecutivamente e abbondantemente per diversi giorni. L’ideale per le nostre piccole amiche sarebbe di annaffiarle una volta ogni quindici giorni in inverno e una volta alla settimana nei periodi caldi.

Tale regola è da definirsi comunque di volta in volta a seconda della posizione della pianta, ad esempio in inverno se è in casa vicino a delle fonti di calore, ad esempio sopra il davanzale con sotto il termosifone, è probabile che necessiti di maggiore irrigazione.

Il terriccio dovrà essere poroso e abbastanza permeabile, attenzione particolare andrà riposta al pericolo di ristagno, il quale potrebbe danneggiare seriamente la pianta, vanno molto bene i terreni misti a sabbia.

Concimi e rinvaso

Quando si pensa alla concimazione, non s’immagina che piante così “rudi” abbiano bisogno di essere aiutate con un buon concime, invece, anche loro avvertono questa necessità assolutamente fisiologica.

Qual è allora il concime più appropriato per le nostre piante grasse? Si tratta di concime particolarmente ricco di potassio e fosforo, ma pochissimo azoto che invece stimolerebbe una crescita esagerata a discapito dello sviluppo tessutale che ne rimarrebbe flaccido e poco teso.

La corretta concimazione va effettuata a fine inverno e si può prolungare fino all’inizio della primavera, in questo modo ci assicureremo una buona ed armoniosa crescita e con buone probabilità una colorata fioritura.

Tra la vasta gamma di concimi è meglio prediligere il tipo liquido ricco di microelementi, tra cui i più importanti per uno sviluppo equilibrato sono: manganese, rame, boro, ferro e molibdeno.

Subito dopo la concimazione è possibile effettuare il rinvasamento, compiuto con le dovute attenzioni, soprattutto per le nostre mani! Prima di tutto è bene sapere che a differenza di altre piante queste non hanno bisogno di frequenti rinvasature, proprio perché in realtà la loro crescita non è esagerata e troppo veloce.

Il consiglio è di effettuarla all’incirca ogni due anni, utilizzando terriccio universale mescolato con una percentuale pari a circa il 25-30% di argilla espansa e sabbia. Il rinvaso va effettuato preferibilmente in primavera, o comunque al termine dell’inverno, con molto cura e delicatezza, perché le radici, se pur apparentemente si tratta di piante robuste, sono in realtà delicate.

Il vaso andrà scelto molto semplice, da evitare per ovvi motivi di traspirazione, la plastica, meglio preferire i classici vasi di coccio, che lasciano respirare meglio le radici ed evitano il ristagno di acqua. Per ciò che concerne la grandezza regolarsi seguendo la gradualità e tenere, comunque presente che le piante grasse, non hanno bisogno di tantissima terra e conseguentemente non necessitano di vasi enormi.

Malattie e cure

Anche le piante grasse possono essere aggredite da malattie, parassiti, muffe ecc, quindi è possibile dire che per cause diverse si avranno potenziali problematiche diverse. Cominciamo dai possibili problemi causati ad esempio dalla presenza eccessiva di acqua, per poi passare ai funghi.

Come abbiamo precedentemente visto si tratta di piante sensibili alla presenza eccessiva di acqua, e ciò infatti può causare a seguito del ristagno, ammuffimento e deperimento della medesima. Il fusto che per natura contiene molto acqua, se questa è troppo presente per irrigazione esterna, si curva e diventa molle.

Altre cause di malattie delle piante grasse possono essere rappresentate dal taglio per ricavare una talea, accertarsi sempre che le lame siano pulite, questa è una regola generale per tutte le piante, ad esempio fondamentale anche per le orchidee.

Passare le lame delle forbici prima sulla fiamma e poi effettuare il taglio deciso. Se la pianta è colpita da funghi, ciò si noterà per lo svilupparsi di macchie giallastre, oppure da muffe grigie (causate da Botrite), o ancora macchie nere con puntini che arrivano fino al centro della pianta, in questo caso saremo davanti alla Cancrena midollare.

Come abbiamo fatto cenno, oltre a questi attacchi, le piante grasse possono soffrire per malattie non causate da parassiti, acqua o muffe ma per cause ambientali o nutrizionali. Gli errori più comuni, che causano i suddetti problemi sono la poca luce, l’annaffiatura non regolare, il terreno e il concime non adeguati, tutti fattori legati all’alimentazione e all’ambiente.

Com’è possibile rendersi conto se si tratta di queste nostre dimenticanze o errori nella cura delle piante grasse? Se ad esempio la pianta cresce a fatica i tessuti, si presentano raggrinziti alla base e il fusto inizia a incurvarsi è possibile che l’acqua non sia dosata correttamente, in questo caso è poca, se al contrario il fusto si piega e inizia a marcire l’acqua è troppa, bisogna allora ridurla.

Se cambia il colore quasi schiarendosi eccessivamente è probabile che la nutrizione, intesa come terriccio sia non di buona qualità. Il fusto esile e “magro” è legato alla scarsa luce. Le bruciature, ovvero delle chiazze brune, marroni evidenziano una sovraesposizione al sole. Se il tessuto da un bel verde diventa grigio e non ha più una bella consistenza, la pianta ha preso freddo o peggio gelo, molto probabilmente il danno è in questo caso irreparabile.

Attenzione agli insetti, anche se questi normalmente difficilmente attaccano la pianta. Macchie bianche, potrebbe essere cocciniglia, fusto avvizzito, potrebbe essere stato colpito dagli afidi.

Talea o semi per la propagazione

In natura le piante possono essere moltiplicate o da seme o per talea, questi sono essenzialmente le due tecniche utilizzate, nel caso delle piante grasse il più comunemente seguito è il metodo per talea.

Come brevemente accennato, è assolutamente necessario riporre la propria attenzione, prima di effettuare una talea, poiché questa operazione se compiuta in modo maldestro e disattento può causare dei seri problemi alla pianta, ponendo anche delle serie condizioni di precarietà per il suo futuro.

Ecco perché prima di fare una talea, è necessario sterilizzare le lame delle forbici. La talea serve essenzialmente per moltiplicare una pianta da noi particolarmente amata, ma anche per salvare piante in fasi critiche della loro vita, ad esempio piante danneggiate o sofferenti magari perché attaccate da parassiti o poco sviluppate per poca presenza di luce ecc.

La talea va effettuata preferibilmente in primavera, cioè nel periodo di importante e visibile sviluppo vegetativo, non tagliate mai le parti che sono in fiore, ma solo quelle verdi. Dopo il taglio non ponetele immediatamente nel suolo, ma lasciatele riposare in un luogo fresco e asciutto, preferibilmente ombreggiato, fino a quando non vedrete la parte recisa “cicatrizzata”.

Dopo questa prima fase potrete passare alla seconda, cioè, porre la talea a radicare presso un substrato costituito da sabbia e torba, irrigando e fertilizzando mai in modo eccessivo, pena la morte della talea. La miglior temperatura possibile per permettere un buon attecchimento è intorno ai 20°C.

La talea però non è valida per tutte le piante grasse, alcune come ad esempio la bella e semplice Crassula, si moltiplicano altrettanto semplicemente ponendo un ramo o una foglia direttamente nel suolo, senza altri passaggi.

L’Aloe ad esempio invece si moltiplica staccando i germogli alla base insiema a una piccola parte di radici, questi vanno posti poi nella terra direttamente, senza impiegare altre tecniche alternative.

Ciclo vegetativo e specie particolari

Ogni stagione ha le sue esigenze, per le piante grasse, vediamo per ogni periodo cosa è consigliabile fare.

  • Primavera
    arrivano le prime giornate tiepide, è possibile quindi iniziare a irrigarle con moderazione, poiché la temperatura esterna sale sopra i 10-15°, è meglio riportarle in terrazzo o sul balcone, per rifarle ambientare all’esterno. Evitate comunque di esporle in una posizione soggetta a venti, ne soffrirebbero, e neanche sovraesposte a troppa luce.
  • Estate
    bagnatele con frequenza costante, in funzione del reale caldo, è il periodo vegetativo più importante, attenzione alle eventuali modifiche repentine del tempo, una grandinata potrebbe essere pericolosissima. Provvedete poi alla concimazione ove sia necessario, in relazione alla singola specie.
  • Autunno
    si manifesta una naturale riduzione del ciclo vegetativo, non è più necessario concimare e le annaffiature vanno assolutamente diradate, le piante più delicate e o molto giovani devono essere protette dai primi freddi e cali di temperatura, e messe a riparo eventualmente in una piccola serra o all’interno dei nostri appartamenti.
  • Inverno
    in questa stagione la pianta vive il suo “riposo vegetativo assoluto”, bisogna proteggerla, se ancora non lo si è fatto, dal freddo e dall’umidità, dal nevicate e dal gelo ingenerale, porle dunque in una stanza debitamente riscaldata e luminosa. Tra le specie più sensibili al freddo ad esempio le Crassule, come le belle e abbastanza comuni Crassule Ovata, che risentono moltissimo delle gelate.

Tra le piante grasse più rare e originali e forse meno note cito le bellissime e dalle forme quasi non terrestri: ceropegia stapeliifomis, proveniente dal Sud Africa, fiorisce in Primavera, ed è una pianta da tenere in appartamento nelle stagioni più fredde.

I bellissimi “sassi” chiamati botanicamente “lithops”, capaci di stupire per la loro forma appunto a sasso, anch’esse provenienti dal Sud Africa, crescono molto lentamente e dunque non aspettatevi da loro altezze strabilianti, anzi è possibile tenerle in orinali cassette di legno, creando un ambiente simil deserto, si trovano in commercio di varie forme, larghezze e colori, il mix cromatico è dunque fattibilissimo per costituire anche da soli delle belle composizioni.

Attenzione a non lasciarle all’esterno quando piove!


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